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monte alveria
Poesia di Vincenzo Fiaschitello 

Ibn Hamdis, l'arabo poeta di Noto

Ibn, cantasti la nostalgia
per la tua casa di Noto
durante l'esilio che ti inflissero,
ma tu non potevi sapere del dopo,
di quella terribile notte d'inverno
scesa sulla città.
Quale malinconia ti assaliva
lontano dalla terra che amavi?
Forse non ti era vivo il senso
della caducità del reale!
Bastò un sommovimento che si dilatò
per tutto il monte Alveria e in pochi
istanti non restò della città se non
un cumulo di pietre. Niente fu risparmiato.
Anche i morti furono strappati
alla loro quiete, anche i corpi di quelle
donne del tuo tempo che celebravi
flessuose e mobili come la sabbia del deserto.
Chi si salvò a lungo pianse attorno
ai falò di sterpi.
Poi qualcuno l'idea di un nuovo sito
seminò, più aperto, verso le ioniche spiagge.
E la memoria guidò sulle tremule carte
il disegno di architetti a riprodurre
ben note geometrie spaziali e prodigioso
dialogo tra colonne e volumi. Costruì
l'abile lavoro di schiere di artigiani
e scalpellini il regale corpo di una città,
dorata dalla pietra e dal barocco,
dove ancora oggi il viaggiatore è preso
da riverente stupore dinanzi a infiniti
ghirigori drappeggianti improbabili
draghi che il vuoto divorano.

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