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noto balcone leoni
Poesia di Vincenzo Fiaschitello 

I leoni romanici del barocco di Noto

Noi eravamo il barocco,
il barocco era accanto
sopra e sotto di noi,
respiravamo sin da bambini
l'aria del barocco netino.
Il leone di pietra, salvato
dall'antico terremoto, un tempo
a destra sul sagrato della chiesa,
su e giù, l'abbiamo consumato
inconsapevolmente, finché
restaurato ora riposa vicino
all'altro all'interno.
Dopo tanti anni rivedo il suo sguardo
grifagno, le scanalature della sua criniera,
la bocca e il naso in frantumi,
la ferita sul dorso ampiamente
medicata dal restauratore.
Nella città, dove le scale sono
un simbolo presente e cospicuo,
non so se è stata la pietra lavorata
con arte a consumare le nostre
gambe nude o queste a arrotare
quella per il continuo rotolarci
nei nostri giochi.
Solo gli angeli e i santi, in alto
sulle facciate delle chiese, le mensole
di sirene grifoni cavalli alati dei balconi
dei palazzi e gli ornamenti floreali
delle finestre dei monasteri erano al sicuro
dalle nostre intemperanze, ma non
dallo scirocco ardente del deserto africano.
Luce del tramonto che incoranavi quelle sacre
pietre del barocco e t'inoltravi tra le grate
rigonfie dei conventi, disegnando inconosciute
geometrie, allora era solo per noi, ora
ti espandi tra genti venute da lontano.
A loro diciamo che noi non ci siamo più,
ma eravamo qui a custodire la città per tutti voi.
Ora non sappiamo chi siamo, se ospiti o infiltrati.

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