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trelibri
Poesia di Vincenzo Fiaschitello 

Generazione del dopoguerra

Appartengo alla generazione
di fanciulli che non conobbero
l'esperienza dell'essere " figli della lupa ",
inquadrati come soldatini di stagno
con fucili di legno. Sto, invece,
tra i ragazzi che bevvero la cultura
di John all'ombra della biblioteca Usis
e quella spicciola dei cowboys
e delle loro mandrie, che il cinema
ci elargiva generosamente. D'altronde,
per la scuola elementare del tempo,
fu un soldato americano a dettare i programmi
di studio che ci vollero tutti attivi, democratici,
amanti della libertà. In fretta la retorica fagocitò
la buona pedagogia.
I valori, imbottiti di un velato sudario di nebbia,
divennero morta lettera, apparenza e mistificazione.
Crescemmo, crescemmo angelicati e cinici,
pure sempre democratici, almeno di nome.
Non pochi di noi, seguendo il detto di Dante
" u' ben s'impingua se non si vaneggia ",
studiando con serietà, seppero coniugare
le due culture, mettere a confronto la mano
sinistra con la destra, apprezzare testi connotativi
e denotativi e, insomma, acquistare una cultura
apprezzabile.
" Nel tuo cuore vorrei...", " Mago sapere "
furono i titoli dei miei primi libri di scuola
e già allora si profilava la separazione del cuore
dalla mente. L'immagine della madre da un lato,
l'immagine di un vecchio dall'altro, con barba
e bianchi capelli, occhi furbi intrappolati
da profonde rughe.
Errori pedagogici? Sì, certo, ma erano altri tempi...
finché approdò la nuova gioventù sessantottina.
Ma quella è un'altra storia!