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Poesia di Vincenzo Fiaschitello
Due novembre

Il due novenbre si andava al cimitero.
Non aveva morti da visitare, ma gli piaceva
sfilare tra tante croci, tra i cipressi del viale
e leggere nomi e date sul marmo.
Lacrime ceri e lumini dappertutto. Si fermava
di più accanto alle tombe abbandonate,
marmi e croci divelti ed erbe senza un fiore.
Se poi leggeva che era una bimba della sua età,
gli si stringeva il cuore, guardava la sbiadita
foto e il suo nero pensiero correva ai genitori.
Nessuno aveva lasciato uno sguardo una dalia
un crisantemo. Sotto un cielo plumbeo triste
e smorto si fermava a pensare a quella gelida
vita di marmo. Non lontano, protetto da una vecchia
grata, un cunicolo annerito dal fumo mostrava
sparse ossa bruciacchiate. Leggeva la sua paura
della morte sul riflesso di un vetro smerigliato
della cappella illuminata dai moccoli che lacrime
lasciavano cadere sui candelabri e sul lastrico
consunto dai passi dei vivi. In silenzio respirava
il dolore della gente, l'aria umida e stagnante.