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Poesia di Vincenzo Fiaschitello
Da quelle porte usciva

Da quelle porte usciva
come un'antica aria che portava
fantasmi, portava immagini
di un ragazzo che al tronco
di un carrubo aveva crocifisso
il pipistrello che la sera innanzi
nel pagliaio s'era avventurato.
Sui muri stavano ombre d'uomini
che parlavano di ruvida miseria,
di cicerchia, di luppolo e fagioli.
Sul selciato della corte come
un verme strisciava quel povero
figlio demente, con la bava in bocca
e sempre sorridente, sotto il lacrimoso
sguardo della za Ugghiè.
E io come vento che, mulinando,indietro
polvere porta ed anni,sull'uscio ancora
sto ad aspettare chi non torna più.