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Poesia di Vincenzo Fiaschitello
Come eravamo


Così,
due valigie di fibra strette dallo spago,
portasti sposa mia sorella verso
la promessa terra del nord,
dopo la prima prova della scuola
popolare che ti vide chiuso
come in un ruvido mallo.
Sentieri di rovi gremiti,cataste di legna,
canneti,montagne,zeppa stamberga
di vanghe e badili,
lividi mattini su brocche d'acqua,
tazza sbrecciata di buon latte di capra.
Fogli e giornali a coprire pareti e buchi,
topi raspanti senza paura.
Al poderoso fuoco della sera,
idee brillavano più delle stelle
(spesso più di quelle cadenti).
Di giorno la tua voce si dilatava
a creare eco nella valle,di sera
si stringeva tra le fumose pareti
di una piccola scuola dove la povera
comunità amava ascoltarti.
Più d'uno con lo sguardo sembrava dire:
- Maestro, grazie! Ma se puoi,lasciaci
al nostro destino e torna nella tua città -
Tornavi,ma solo per le vacanze,
viaggiando su una raschiante corriera,
il capo sbattuto da ingolfanti sussulti.
Narravi le tue esperienze così dure,
per me ragazzo storie dal profumo
d'avventure(colorate dal bianco-nero
della tua preziosa Bencini Comet 1951),
immerse in unguenti e infusi di un'arte
divinatoria,eredità dei tuoi antenati contadini.
Così eravamo! Cos'è rimasto?
Nulla,se non la memoria di ombre
di luoghi e volti che continuano a vivere
sotto altre forme in un delirio di perenne
vitale soffio