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Poesia di Vincenzo Fiaschitello
Case

Ne ho conosciute di case!
Case grandi con corridoi lunghi,
con ampli balconi terrazze e finestre;
qualcuna anche piccola e modesta
con cortile interno, chiuso e bianco
di calce, con sopra un quadrato di cielo
azzurro e una pianta di gelsomino,
simile a certe case del centro di Siviglia.
La prima, però, è quella che più
mi è rimasta nel cuore. Aveva sette
o otto grandi camere, unite da un lungo
corridoio e altri ambienti al piano terra,
dove per paura non si andava quasi mai.
Con ansia si aspettava il treno che aveva
tutte le nostre cose, ma non arrivava mai.
Così le camere di quella casa continuavano
a restare nude. Una mattina, mio padre,
tornando dalla stazione: " Porca vacca, -disse-
il treno è stato bombardato, non se ne sa
più niente!"
Fu l'ultimo regalo della guerra.
Mia madre lo aspettò, tutta la vita lo aspettò,
perché quel vagone portava i suoi sogni
di ragazza, il suo corredo, al telaio tessuto,
e ne favoleggiò in tutti i suoi discorsi
con parenti e amiche.
L'ho rivista di recente, credevo di trovare
un rudere. Non lo era, il rudere ero io!