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Poesia di Vincenzo Fiaschitello
Calcara


-Pa', stancu sugnu!-
Inzuppato di sudore fino all'ossa
scuote una febbricitante scossa
le sue dolenti braccia.
-Figghiu miu,travagghia
ca u suli iatu è ancora!-
Sterpaglia di rovi e tronchi
tra l'odorosa ginestra rimuovi,
pesanti pietre inghiotte la calcara,
enorme come un nuraghe sardo.
Lei ti guarda dalla finestra, 
sospendendo al telaio il lavoro:

lunghe ore per riempire la panca

panciuta di corredo.
Nell'acquaio piatti e pentole misurano
la fatica d'essere uomini di pancia.
Un ragazzetto porta al pascolo la capra,
dietro il muro ruba alle mammelle;
soffia e ride col suo viso di latte.
Si affollano formiche sulle bianche
bolle tra i sassi cadute.
Il crepuscolo è vicino,già le stelle
s'annunciano.
Domani arderà la calcara per giorni interi.
Verranno a caricare i carrettieri
la bianca calce dall'alba fino a sera.