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Poesia di Vincenzo Fiaschitello
Apocalisse robotica?

Oh, strepitoso robot!
Come potevo immaginare?
Appartengo a un'altra generazione,
a quella delle gialle mimose,
dei tramonti e della luna calante.
Io non sapevo che tu avessi
anche un cuore, sentimenti;
che tu potessi scrivere una poesia
anche sul dolore degli uomini
e sulle loro infinite pene.
Conosco uomini che robot non sono,
che non hanno un cuore meccanico,
che hanno occhi scuri come la notte
o azzurri come il cielo e sangue
che nelle vene scorre. Pure un odio
li ha resi in frantumi e a pezzi
hanno ridotto i loro simili.
Uomini? Chi può affermarlo?
Ti prego, strepitoso robot, mostraci
che perfino lacrime puoi versare
sul nostro dolore, che puoi forse
indicarci la via per rimarginare
così terribili ferite.
Anche una barca ti daremo perché
tu vada per l'ignoto mare come
Ulisse a dirci che vale ancora la pena
di conoscere e amare!