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mani3
Poesia di Vincenzo Fiaschitello
Le mie mani

A un tratto non riconosco
più le mie mani e, badate bene,
non il mio volto che vedo riflesso
allo specchio, le mie mani
che posso guardare direttamente.
Eppure sono sempre le stesse,
hanno conservato le dieci dita,
non hanno alcuna ferita
che li deformi, si muovono
come prima, non hanno dolori,
ma non hanno vita.
Sono pigre, stanche, senza entusiasmo
nell'assaporare le cose contro cui
inciampano giorno dopo giorno.
Di carezze non sono capaci
e, quel che più è grave, non sognano più.
Cosa dirò al Signore quando mi chiederà:
" Fammi vedere le tue mani!"?
Non hanno calli da mostrare o ruvidezze,
non sono argillose o incatramate,
né dalla calce bruciate, sono povere
fragili ossa privi di pietà, senza carità.
Sempre in tasca le ho tenute, nascoste
al fratello che me le chiedeva in prestito!