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Poesia di Vincenzo Fiaschitello
Il giorno che tentai di rapire Proserpina


Sulle sponde delle cerulee acque
del lago di Pergusa, un giorno
mi trovai stranamente a guardare
me stesso che passavo in fretta.
Mi chiamai,nessuno rispose.
Non sapevo più chi fossi.
In un gruppo di fanciulle intente
a cogliere fiori e a fare ghirlande,
ravvisai Proserpina,onirica ombra
di luce di fiorente sinuosa bellezza.
La sua fuga,al solo vedermi,fu rapida
come il cadere dei giorni nell'età matura,
lasciando dietro di sé intensi soavi
profumi di fiori.

Sentivo che era segnata la sua sorte.
Ascendevo dal nero abisso della morte

e non potevo fallire.

Già artigliavo Proserpina,quand'ecco
il brusco suono di un clacson mi riporta
alla realtà. Ora sapevo chi ero.
Un povero turista cui il mito
aveva così tanto violato la mente,
da farlo cadere in un profondo sonno.
Da sveglio faccio il conto del dare e dell'avere.
Non mi pare affatto attardato
il sogno del ratto di Proserpina,
poiché se il cuore è squassato
e scosceso,è segno che la ninfa
fanciulla,regina dell'etterno pianto,
ha inteso tracciarmi una via
di riscatto dall'oscura alla luminosa selva.