Poesia di Vincenzo Fiaschitello
Il carrubo
Il carrubo alto e frondoso
che da ragazzo malinconia
mi rapì tante volte e noia,
secco ora giace tra sterpaglie
e foglie di chissà quanti passati
ventosi autunni. A quei rami
nodosi affidavo la libertà
dei miei lunghi giorni estivi
e come uccello appena piumato
saltavo tra le foglie di vivida
luce trafitte. Vivevo la speranza
della futura vita e già si alzavano
le mie mani a un saluto immaginoso
verso di te che sparivi all’orizzonte,
fuggitiva fanciulla dai bruni capelli
al vento. Forse non era solo
il canto delle cicale che ti inseguiva,
ma il fremito dei miei piedi
e il brivido del cuore del primo amore.
Non so se ora alla mia età sia ridicolo
o vano ripescare nella superstite
memoria il tempo delle violette in fiore
che ti posavo sul banco di scuola
ogni mattina accanto al mio!
