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Poesia di Vincenzo Fiaschitello

Gracchiano le gazze

Fiorito è il nespolo nel tardo
autunno che volge già al freddo
dell'inverno, profumando attorno
l'aria dell'esiguo orto.
Cupo nel suo verde aspetta,
a sé chiama e fa incetta
dei pochi insetti che ancora
osano volare e invidia fa
a quasi tutte l'altre piante
che, denudate, somigliano
a mesti crocifissi immersi
nella nebbia del mattino.
Stride una gazza posata sulla
gronda di una casa, poi si leva
in volo e al coro si unisce
assordante di altre dieci.
Che vogliono annunciare?
Chissà, forse dicono:- Di certo
noi non gracchiamo peggio di voi.-
E' vero!
In principio siamo capre
che cozziamo la testa per gioco,
per provare le nostre forze, poi
passiamo al gioco duro, alle offese,
all'odio e spariamo, uccidiamo,
estirpando la vita di chi giudichiamo
nemico, in difesa del nostro prato d'erba!
Al cielo s'alzano le nostre urla,
sature di violenza.