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Ilaria del Carretto
Elegia a Ilaria del Carretto
di Vincenzo Fiaschitello

Ho appreso, Ilaria, che il tuo corpo
qui non riposa, che questo mirabile
marmo di Jacopo non ti contiene.
Altrove la terra ti conserva,
ma questo ha poco peso, se i miei
occhi non possono fuggire dalla tua
marmorea effigie. Tutto di te ammiro
e mi lascia attonito: l'ovale del tuo viso,
malinconico e sereno, incorniciato
dall'alto soggolo, il capo ornato
dal cerchio di borra coperto di panno
dai floreali racemi, la tua morbida
pellanda che con pieghe sinuose
sotto il tuo seno si raccoglie.
Se fossi l'unico visitatore nella penombra
di questa sacrestia, mi porrei accanto
al tuo vuoto sepolcro con la fronte
sulla mano e il braccio poggiato sul marmo,
come di chi vuol confidare qualcosa.
E nei chiusi tuoi occhi infonderei
la mia visione di questo tempo a te sconosciuto.
Ma tu hai visto ben altro: dolcezze e catene,
azzurro ligure mare e campi nebbiosi e tristi,
dolci amicizie e vili inimicizie.
" Mi bastano! - dici - Non c'è più rumore
di ruote di carrozze vestite a festa
lungo le vie della dolce Lucca, non ho più
desiderio d'altro, se non di silenzio.
Non c'è pianto tra i morti!"-