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Poesia di Vincenzo Fiaschitello
E penso ai miei spersi compagni

E penso ai miei spersi compagni

di una generazione che non restò,

che rifiutò i vicoli, i palazzi

e le deserte scenografiche scalinate.

Rimasero sempre gli stessi?

A me un grumo interno feriva l’anima

e pur riconoscendo che ero lo stesso

sempre credevo di essere qualcun’altro!

E penso a quei pochi che non cedettero

alle lusinghe di un allettante lontano.

Ti ho presente ancora oggi immagine

della tua mole principesca, Palazzo

Landolina, mio primo ricovero

dopo il fuoco della guerra.

Quella notte senza luna né altra luce

ci accolse l’oscurità dell’immensa

scala agglutinata alle nere blatte

che già si dileguavano al primo

lampo di un fiammifero.

Si fuggiva dalla paura e dalla fame,

il nostro destino si intrecciava

a esistenze antiche e a luoghi più sicuri

non più battuti dalla mitraglia nemica.

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