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Poesia di Vincenzo Fiaschitello
Dialogo prima della morte

Anche la luce, la lunga rossa luce
del tramonto che faceva i baobab
giganti inquieti in lontananza
nell'immensa pianura, tardava
e prolungava il loro dolore. Nessuna alba
potè lenirlo con il suo dolce rossore.
-" Madre, l'azzurro mare mi promettevi
quando eravamo al villaggio tra le canne
di bambù e le spine dei roveti,
quando camminavamo sulle sabbie
roventi del deserto, quando quell'uomo
ti frustava se chiedevi un po' d'acqua
e di cibo per me. Ora respiro appena
da questo piccolo foro.
Madre, perché ci hanno chiuso in questo
antro buio e soffocante? Perché tutti
sbattiamo di qua e di là? Perché tutti
gridano e piangono?
Vorrei uscire a rivedere il cielo, correre
libero, inseguire quella gazzella che era
diventata mia amica quel mattino di primavera,
udire il canto degli uccelli che popolano
la foresta. Sì, madre, hai ragione tu! Non era
più possibile restare; erano arrivati loro,
avevano ristretto il nostro spazio, chiuso
i nostri respiri, distrutto quel poco che avevamo,
la morte seminavano con le armi"-
-" Quietati, fanciullo, tra poco avrai quel
che ti promisi, siamo quasi giunti alla nuova
terra, non temere"-
-" Madre, non ho paura per me, ma per te,
per i miei amici che hanno occhi..."-
D'improvviso un sovrumano unico urlo
che l'immensa onda spegne. S'inabissa
il peschereccio con il suo carico di vite
violentate che per bara hanno l'azzurro mare
tra mille e mille altri corpi senza nome.