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Poesia di Vincenzo Fiaschitello
All'uomo del dopo sviluppo

A Serge Latouche, filosofo ed economista

Appartieni alla generazione
che nell'occidente ha visto il rapido
mutamento dai cigolanti carri,
che frangevano il silenzio dell'alba
che spegne i lumi e fuga le paure
della notte,ai roboanti motori.
Quando tutta la bellezza dell'universo
chiusa sembrava nell'azzurro mattino,
declinando l'aspro inverno,
il ruvido e vecchio contadino
i tralci della vite legava
e la tenera borragine dalla secca
gramigna liberava
scrutando le nubi del cielo tra le quali
s'impigliavano i suoi pensieri
ricordando l'allucinato rosso
dei papaveri che specchiavano il sole
di una vita sobria e armoniosa.
Le sue azioni e i gesti più semplici
ora stringere le fascine,
ora attingere la preziosa acqua
alla cisterna o al torrente
che con tremula scia correva via,
tutto aveva il segno di reciproco
rispetto e del permanere
di una vita genuina e umana
senza inutile spregio di risorse.
Lavorava per la prossima alba
di quanti altri dopo di lui
avrebbero respirato l'azzurro del cielo.
Pur così vecchio continuava
a piantare ulivi e fichi
per gli dei immortali non volendo
solo ricevere dagli antenati
ma anche trasmettere ai suoi discendenti.
Miserere uomini del sud del mondo
dell'agognata avidità travestita di pietà
e generosità che Truman rivelò
con il suo programma di aiuto tecnico
capace di cancellare sofferenza e povertà.
Lo sviluppo,falso mito,ha generato
col saccheggio sfrenato delle risorse
naturali una nuova colonizzazione
lasciando solo briciole ai molti
cambiando la frugalità in miseria.
Simile a stella morta,di cui ancora
si vede la luce anche se spenta
per sempre,è da tempo
a vantaggio di quei pochi
che hanno poteri senza territorio
e niente lasciano ai territori
che sono privi di poteri.
Giunto è il tempo del doposviluppo
o della decrescita che non è povertà
o privazione di benessere,ma frugalità
moderazione nel cogliere quanto
la natura dona,catoniana sobrietà,
fusione dell'uomo con il cosmo.
Uomo del nord se mi rubi
anche l'azzurro del cielo
e le dolci acque del fiume
non mi resta che la tristezza
infinita che come pietra malata pesa
sul mio cuore nel nulla sospeso.