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Poesia di Vicente Aleixandre Il freddo
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 Poesia di Vicente Aleixandre
Il freddo

Vento nero segreto che soffia tra le ossa,
sangue del mare che ho entro le chiuse vene,
oceano assoluto che sono se nel sonno
irraggio verde o fredda un'ardente domanda.

Vento marino che alza il mio corpo ai suoi cumuli,
fino all'apice aereo delle sue chiare spume
dove ormai la materia o la stella s'impenna,
corpo che aspira a un cielo, a una sua luce fissa.

Quante volte la notte errando tra le nubi, o sotto terra
forse,
vogando in sembianza di pesce,
 ruggendo nel bosco come fauci o avorio;
e arena quante volte, o goccia d'acqua o voce,
e quante, immensa mano che opprime un mondo vario.

Son la tua ombra, via che mi porta al confine,
all'abisso sul quale il piede moverebbe,
dove vorrebbe forse volare come testa,
come solo un'idea o una goccia di sangue.

Sangue o sole confusi nel feroce incontrarsi,
quando brilla l'amore in un tacito urto,
quando amare è lottare con una forma impura,
un duro vivo acciaio che ci riflette sempre.

Uccidere il terreno netto che calpestiamo,
bruno alito che appannano i baci, non gli uccelli,
superficie che specchia un cielo che si turba,
quasi lo stagno duro dove non entra pietra.

Flagello degli umani che appare in uno specchio,
entro il barbaro amore dell'intero impassibile,
dove muoion le dita come lamine ognora,
supplici, logorate, un perduto volume.

Ah folle meraviglia di umiliare il presente,
di calcare il piè nudo sopra il fuoco,
di sentire nelle ossa il gelo come sale
fino a vedere bianco il cuore senza moto!

Ancora accesa una lingua di neve
saetta da una bocca, come albero o rami.
Le luci ancora, le stelle, il riflesso,
luce mandano, aria, mandano amore o carne.

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