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Poesia di Ugo Foscolo
Alla sera
Forse perché della fatal quiete
tu sei l'immago, a me si cara vieni, o Sera!
E quando ti corteggian liete

le nubi estive e i zeffiri sereni,

e quando dal nevoso aere inquiete
tenebre e lunghe all'universo meni,
sempre scendi invocata, e le secrete
vie del mio cor soavemente tieni.

Vagar mi fai co' miei pensier su l'orme
che vanno al nulla eterno; e intanto fugge
questo reo tempo, e va con lui le torme

delle cure onde meco egli si strugge;

e mentre io guardo la tua pace, dorme
quello spirto guerrier ch'entro mi rugge.

Questo sonetto è ritenuto il più bello e il più profondo della letteratura italiana.
Vi predominano motivi tipicamente foscoliani: il tempo che è commisurato nel suo scorrere alle gioie e agli affanni dello spirito, lo spegnersi nella pace della sera di tumulti interiori, la morte, che ponendo fine ad ogni forma di vita, libererà l'animo dagli affanni che lasciano la loro impronta dolorosa; il nulla eterno in cui l'angoscia della vicenda terrena si annullerà in un universo infinito ed eterno.