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Poesia di Ugo Foscolo
Il Ritratto
IV


O tu, cui gli anni rosei
Sono dai vezzi adorni,
Cui dell'etade arridono
I più beati giorni,

Desii veder l'immagine
Del tuo lontano amico?
Odi i miei versi ingenui,
Chè sempre il ver io dico.

A me, gentile, amabile
Volto non diè natura,
Ma diemmi invece un'anima
Tenera, fida e pura.

E diemmi invece un fervido
Cor, cui non sono ignoti
D'amore e d'amicizia
I più soavi moti.

E diemmi un estro rapido
Che carmi ai labbri inspira,
Per cui non è tra l'ultime
Quest'amorosa lira.

Ma a te, fanciulla amabile,
Questo non basta, è vero,
Non basta ai guardi cupidi
L'animator pensiero.

Sì, bella amica, a pingermi
Destro verrà pittore
Ma potrà far che ispirino
Dolce quest'occhi amore?

E le mie guance giovani
Da pelo ancor non tinte,
D'amore con l'ingenuo
Rossor saran distinte?

Saprà ritrar l'effigie
Viva del volto mio
Allor che il seno m'agita
Per te di Pafo il Dio?

E saprà far che dicano,
Tacendo, i labbri miei
Che tu mi piaci, e ch'unica
Dea del mio cor tu sei?

Ah no, nol può! la rodia
Arte a' miei carmi cede;
Che amor l'agguaglia e supera,
Ella medesma il vede.

Te pinsi, o bella; e il candido
Volto ognor stammi al fianco;
Nè mai, qual te, l'imagine
Mai di mirar son stanco.

Te pinsi; e i labbri, e i lucidi
Lumi, e le trecce bionde;
Lor parlo; e tosto il turgido
Bel labbro tuo risponde.

Di Teio il vate pingere
Volle la bella amica,
Commise a industre artefice
Sì genial fatica;
Ma chè conobbe ei subito
Lei nel dipinto aspetto,
Ma udir non fu possibile
Dai finti labbri un detto.