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Poesie di Tommaso Crudeli

Poesia di Tommaso Crudeli

La notatrice

lo me ne stavo in fondo
d'una cava spelonca al mare in riva,
e dell'ondoso mondo
al popol notatore
con amo adescatore
la dolce vita insidiando giva;
e già traeva fuore
dall'umido elemento
colla squamma d'argento
un pesce palpitante, .
quand'ecco a me davante
vergine comparire
di grazia e di beltà fresca e ridente,
che sì mi prese a dire:

Tu, pescatore, intanto
che io mi bagno in quell'onda,
serbami sulla sponda
questo serico. manto -.
Sì disse; e lieta colle man di rose
in bel nodo compose
l'inanellato crine,
che nero nel confine
di quel volto nevoso
con risalto grazioso
spargea luce e vivezza ,
sull'opposta bianchezza.
Poi si sciolse la vesta, che ristretto
tien l'avorio gentil dell'alto petto;
tolse al collo il monile,
poi sull'algoso masso
lasciò cadere a basso
la veste più sottile
Qual nella selva idea
all'antica tenzone
apparve Citerea
con pallade e Giunone,
tale a questi occhi miei
si fé vedere costei
che si gettò repente
entro del sen marino,
dove velocemente
colle candide braccia
ella spumoso si facea cammino

vivace avorio in molle spuma avvolto.
Alto batte a talora
coll'una e l'altra mano,
sopra il ceruleo piano; ai
e l'onda ne gemea bianca e sonora.
Notava ella ridente
con occhio nero, e verso il ciel sereno
volgea soavemente
i candori del seno.
Se mai l'onda marina
il volto le copriva,
ella subito apriva
la bocca porporina;
e 'l mar scendea çontento
nella conca amoro~a 1;
ma ~er breve momento
egli colà si posa
perché la bella notatrice in alto
il fa volar colle gonfiate gote
fuor delle rose, onde fiorisce il labro;
e 'I flutto innamorato
ricade in stille più minute e chiare,
e ritorna a bagnare
i fiori di quel volto delicato.
Poiché stanco e leggiero,
dall'umido sentiero
il piè rimosse al fine,
e le tenere brine,
le rose, le viole e l'infinito
suo tesor di bellezza .
nudo apparve sul lito,


pien d'alta maraviglia
io dicea nel mio core:
-Certo costei somiglia
l'alma madre d'Amore 9,
quando dall'onde uscita
con le candide dita
spremea l'umide chiome -.
Oh! come presto, oh come,
verso la bella io corsi,
e pure, e pur le porsi
la custodita veste,
che quel candor celeste,
spettacolo d'amor, tosto coprìo;
poi le dissi: -ldol mio,
vedi che noi siam soli in questo scoglio
e che il sol sotto l'onde
del mar ormai s'asconde;
or, bella ninfa, io voglio... -
Non mi lasciò seguir, ché ella sdegnati
occhi girommi altera,
occhi nell'ira ancor soavi e grati l°;
poi mi ruppe la canna pescatrice
e 'l pesce moribondo
gettò nel mar profondo,
me lasciando infelice,
e piangente nel cuor la doppia offesa
d'aver perduto il pesce e lei non presa.


dalle Rime


Tommaso Crudeli nacque a Poppi, nel Casentino, nel 1703, ed ivi morì nel 1745. Accusato di appartenere alla Massoneria, fu incarcerato a Firenze ed infine confinato nel paese natìo. Tutte le sue opere vennero pubblicate postume (1746).
Tra esse ricordiamo Scheni, Idilli, Odi e Apologhi, liberamente tradotti da La Fontaine.
La sua libertà di espressione e la non meno originale sua spregiudicatezza, si affermano principalmente, oltre che nella poesia, di tono spesso arcadico, nella prosa L'arte di piacere alle donne. Nella prefazione alla commedia da lui tradotta, Il Superbo, di Destouches, anticipa alcune idee della riforma goldoniana.