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Agl'Italiani, che attendono a poetar con le favole greche 
Poesia di Tommaso Campanella

Agl'Italiani, che attendono a poetar con le favole greche.
Grecia, tre spanne di mar, che, di terra
cinto, superbia non potea mostrare,
solcò per l'aureo vello conquistare
e Troia con più inganni e poca guerra;
poi tutto 'l mondo atterra
di favole, e di lui succhia ogni laude.
Ma Italia, che l'applaude,
contra se stessa e contra Dio quant'erra!
Ella, che mari e terra, senza fraude,
con senno ed armi in tutto il mondo ottenne,
e del Cielo alle chiavi alfin pervenne!
Cristoforo Colombo, audace ingegno,
fa fra due mondi a Cesare ed a Cristo
ponte, e dell'oceano immenso acquisto.
Vince di matematici il ritegno,
de' poeti il disegno,
de' fisici e teologi, e le prove
d'Ercol, Nettunno e Giove.
E pur vil Tifi in ciel gli usurpa il regno,
né par che a tanto eroe visto aver giove
e corso più con la corporea salma,
che col pensier veloce altri dell'alma.
A un nuovo mondo dài nome, Americo,
nato nel nido de' scrittori illustri,
che tu, vie più che gli altri, adorni e illustri;
né pur poeta hai di tua gloria amico.
Ché 'l favoloso intrico
de' falsi greci dèi e mentiti eroi
tutti gli ha fatti suoi.
Caton predisse questo velo antico
che Grecia oppone, o Italia, agli occhi tuoi,
che assicura gli barbari a predarne
l'arme, la gloria, lo spirto e la carne.
I gran dottor della legislatura
Giano, Saturno, Pitagora e Numa,
Vertunno, Lucumon, la dea di Cuma,
Timeo e altri infiniti chi gli oscura?
Italia, sepoltura
de' lumi suoi, d'esterni candeliere;
ond'oggi ancor non chiere
il Consentin, splendor della natura,
per amor d'un Schiavone; e sempre fere
con nuovi affanni quel di cui l'aurora
gli antichi occùpa, e Stilo ingrato onora.
Privata invidia ed interesse infetta
Italia mia; né di servir si smaga
chi d'ignoranza e discordia la paga,
e la propria salute le ha interdetta:
virtù ascosta e negletta
a te medesma, e nota a tutto 'l mondo
sotto 'l bello e giocondo
latino imperio, che di gente eletta
fu in lettere ed in arme più fecondo
che l'universo tutto quanto insieme
con verità, ch'or sotto 'l falso geme.
Locri, Tarento, Sibari e Crotone,
Sannio, Capua, Firenze, Reggio e Chiuse,
Genova e l'altre, di gloria deluse,
fa da sé ognuna a Grecia paragone;
Roma no, che s'oppone
a tutto 'l mondo insieme, a tutte cose:
ma pur le favolose
o vere laudi greche a sé pospone
Venezia, onor di virgini e di spose:
 nuota in mar, rugge in terra e vola in cielo,
pesce, leon alato col Vangelo.
 Ercole e Giove rubba e gli altri dèi
Grecia e lor gesti d'Assiria e d'Egitto:
e poi l'imprese e nomi anc'have ascritto
a vil Tebani, Cretensi ed Achei.
Tu, che verace sei,
Platon, ciò affermi; e le scienze, ch'ella
 falsamente sue appella,
confusi i tempi e l'istorie da lei
falsificate ammira; e sé, novella,
mentir non dubbia aver principio e nome
dato alle genti di canute chiome.
Se l'altre nazion, con più vergogna
spesso Italia a tal favole soscrisse;
 cui legge ed arti e sacrifici disse
Noè, che Giano fu senza menzogna.
Chi più intender agogna,
sien Fabi o Scipi o altri, ecco una sola
romulea famigliola
di numero e virtude, a quanti sogna
eroi Grecia cantando, sapravola.
Generosi Latini, i vostri esempi
sien vostra téma contra i falsi e gli empi.