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    Poesia di Stefano Menzio
    S. Lorenzo

    La montagna e' spaccata
    dall'ombra della luna
    e il buio l'addenta e se ne nutre,
    come se la mano di un dio nero
    ci avesse sul palmo e schiacciasse nel pugno.
    Qui a due passi dall'universo
    tende il mio occhio al cielo,
    per l'uomo che guarda l'Immane Stellato
    nulla vi e' di piu' bello, nulla davvero.
    Mi tiro seduto d'improvviso
    sicuro di cogliere con lo sguardo
    l'immenso organismo umano
    la sua forma, con le braccia fino al mare
    il diramarsi delle dita
    delle luci per le pianure del mondo,
    ma scure mi s'innalzan di fronte le mura
    dove ha trono il Rocciamelone.
    Sorride: dopo lui non c'e' piu' niente.
    Quando mi appare la prima cadente
    il desiderio di vederne almeno sette in tutto
    mi passa la schiena come stella dalla bella
    breve scia, poi scompare.
    Una dopo l'altre ne scintillano sei.
    La settima mi sfugge dalla coda dell'occhio;
    forse non la vedo, forse m'inganno.
    Che i lupi sentendo la luna ululare
    s'uniscano al canto come angeli!
    nell'incanto del cielo il dieci agosto
    quando gli uomini ammirano
    nella notte fulminei desideri cadenti
    e ne imitino la luce! bella e breve
    dedicando all'inifinito vani, veloci pensieri.

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