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Poesie di Sergio Corazzini

Poesia di Sergio Corazzini - Cappella in campagna


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Poesia di Sergio Corazzini 
Cappella in campagna

Giù dall’antica grata, estenuati
i fiori morti, su l’altare, il Santo,
dolcissimo nel suo nitido manto,
con gli occhi un po’ velati, un po’ velati

forse, chi sa, da qualche umano pianto;
due ceri gialli, senza fiamma, a i lati,
due ceri senza fiamma, inanimati,
come i cuori che mai sepper lo schianto.

La ghirlandetta d’una verginella,
sfiorita a pena a pena, intorno a i biondi
capelli di una nitida madonna;

nel mezzo, una colonna; una colonna
sfinita, in essa un pio nido di rondini,
solo, coperto d’erba tenerella.

Venni non so per quale sogno assai
dolce al mio cuore umile; fu ieri
mattina; volli portare due ceri
nuovi, due ceri bianchi come mai

e due rose  ho i miei piccoli rosai
anch’io due rose bianche come i ceri;
sembravano fiorite in monasteri
chiuse, le rose, in languidi rosai.

Oh la fiamma purissima, oh il profumo
novo ch’io seppi nella breve stanza
che la mano soave ricompose!

La Madonna, un po’ triste fra le rose,
disse: Che vale tua dolce esultanza
s’io per dolore sempre mi consumo?

Su i candelabri, i ceri arsero in pura
fiamma, come due cuori amanti; tutti
arsero, e per un poco su i distrutti
avanzi andò la fiamma malsecura.

Nell’aria fu un odor di sepoltura
e il cuore ripensò tutti i suoi lutti,
35come il pesco ripensa i dolci frutti
nella feconda estate moritura.

Le rose giovinette, ne la pia
solennità, esalarono la breve
anima; oh gli atti e le preghiere vane!

Quanta tristezza scese nella mia
anima, quando da non so qual pieve
giunse pei cieli un suono di campane!

Una fascia di sole, ancora; una
striscia, un filo sottile, una chiarezza
indefinita, un’ultima allegrezza
di luce, poi l’ombra, bruna, più bruna,

più nera. Ho nel cuore una tristezza
intensa immensa come mai nessuna
tristezza; oh non potrebbe ora la luna
scendere un poco da la dolce altezza?

Distinguo a pena la Madonna, ha immoti
gli occhi lucidi come lame, come
le sette spade che le stanno in cuore;

intorno, un po’ d’argento luce: i voti
de gli umili, de i buoni senza nome
ch’ebbero ancora fede nel dolore.

Da L'amaro calice

Il Poeta ha cercato conforto alla sua tristezza in una chiesetta di campagna, presso la quale ha sostato fino a sera. Al chiarore diffuso che ha avvolto la terra al tramonto del sole è subentrata la penombra e questa s'è andata facendo sempre più fitta, tanto che della Vergine Addolorata egli non riesce a cogliere che pochi tratti. E intorno ad essa solo qua e là un pallido luccichio. Sono
i riflessi degli ex voto di chissà quali umili, che, pur sopraffatti da un grande dolore, non hanno perduto la loro fede in Dio.

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