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Poesia
di Sebastiano Satta
Vespro di Natale 

(Banditi  da Canti barbaricini)

Incappucciati, foschi, a passo lento
tre banditi ascendevano la strada
deserta e grigia, tra la selva rada
dei sughereti, sotto il ciel d'argento.

Non rumori di mandre, o voci, il vento
agitava per l'àlgida contrada.
Vasto silenzio. In fondo, Monte Spada
ridea bianco nel vespro sonnolento.

O vespro di Natale! Dentro il core
ai banditi piangea la nostalgia
di te, pur senza. udirne le campane:
e mesti eran, pensando al buon odore
del porchetto e del vino, e all'allegria
del ceppo nelle lor case lontane.

Sebastiano Satta, un poeta sardo della fine dell'Ottocento, ha spesso rivendicato per il suo popolo una maggiore giustizia sociale. In questa sua poesia i banditi appaiono come uomini colpiti dalla sventura, esclusi dalla convivenza
con gli altri e, per questo, intristiti. Nella sera di Natale, che è un'occasione di festa e di incontro per chi vive normalmente (nei paesi si celebrano i riti religiosi, nelle case le famiglie si riuniscono per la cena tradizionale), 
i banditi si accorgono più dolorosamente di essere condannati ad una vita solitaria e furtiva sui monti.
L'immagine del Monte Spada ci permette di collocare le figure in un ambiente preciso e reale.. siamo nella zona montuosa del Gennargentu, nella Barbagia, una delle regioni interne più povere e desolate della Sardegna.

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