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Ho lasciato l’anima sul
comò e le braccia sul pavimento,
che importa tanto ho
cancellato la mia faccia,
a piedi nudi e con i fiori
in mano esco per portare un odio
pieno d’amore e un piatto di
bugie al macellaio, sono quel
poverissimo mulo che hai
lasciato, e tu quasi una puttana
piena di vento, mi ha dipinto dio
certamente, saliva e sangue di
creta è la carne, ovunque mi
perseguita il cielo, ovunque
anche sui miei capelli rosa,
sono impastato di noia,

vado qui pieno di polvere

e chitarre, nel peccato che ha tanti
arcobaleni e addii fatti di
parole lunghissime scritte sui rovi,
un altro giorno che passa,
spilla di diamante e uccelli in gabbie,
che fare, dove andare, le orme
che lasciai nel tuo cuore
dal fondo vedo, nuda che
sorreggi i tuoi capelli, comprerò un
biglietto e non ti
raggiungerò mai, fermo alla
stazione fisserò l’aria marrone.