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civetta

Poesia di Salvatore Quasimodo
Rifugio d'uccelli notturni  

In alto c'è un pino distorto;
sta intento ed ascolta l'abisso
col fusto piegato a balestra?
Rifugio d'uccelli notturni,
nell'ora più alta risuona
d'un battere d'ali veloce.
Ha pure un suo nido il mio cuore
sospeso nel buio, una voce;
sta pure in ascolto, la notte.

Come un pino contorto proteso sull'abisso accoglie durante la notte gli uccelli migranti, così il cuore del poeta ha il suo.nido, che nel buio ascolta le voci provenienti dall'esterno o nascenti all'interno: voci di nostalgia della sua lontana Sicilia, voci  di amici di un tempo, voci del proprio intimo che vaiono liberarlo da quella condizione di solitudine che egli scopre, ma non ama.
Salvatore Quasimodo sa infatti che ogni uomo è condannato ad essere « solo sul cuore della terra» ma, mentre le persone comuni accettano questo isolamento o credono di vivere fra la moltitudine perché storditi da effimeri contatti umani o immersi in rapporti esteriori con gli altri, il poeta vuole sentire in sé il palpito della vita universale degli uomini e delle cose.

« Nessuna cosa muore,
che in me non viva»

canta in « Seme», esprimendo appieno questa sua partecipazione alla vita e alla morte del tutto.
La similitudine del pino e del cuore del poeta costituisce il nucleo di questa breve composizione che ha una musica squisita e un tono di confessione appena sussurrata.

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