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Poesia di Salvatore Quasimodo
Micene

Sulla strada di Micene alberata
di eucalyptus puoi trovare formaggio
di pecora e vino resinato "À la belle
Hélène de Ménélas", un' osteria
che svia il pensiero dal sangue
degli Atridi. La tua reggia, Agamennone,
è covo di briganti sotto il monte
Zara di sasso non scalfito
da radici a strapiombo su burroni
sghembi. I poeti parlano molto
di te, dell'invenzione del delitto
nella tua casa di crisi,
del furore funebre di Elettra,
che nutri per dieci anni con l'occhio
del sesso il fratello lontano
al matricidio, parlano i diabolici
della logica della regina,
la moglie del soldato assente
Agamennone, mente, spada tradita.
E tu solo ti sei perduto,
Oreste, il tuo viso scomparve senza
maschera d'oro. Ai Leoni della porta,
agli scheletri dell'armonia scenica
rialzati dai filologi delle pietre,
il mio saluto di siculo greco.

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