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Poesia di Salvatore Quasimodo
Le morte chitarre

La mia terra è sui fiumi stretta al mare,
non altro luogo ha voce così lenta
dove i miei piedi vagano
tra giunchi pesanti di lumache.


Certo è autunno: nel vento a brani
le morte chitarre sollevano le corde
su la bocca nera e una mano agita le dita
di fuoco.
Nello specchio della luna
si pettinano fanciulle col petto d'arance.
Chi piange? Chi frusta i cavalli nell'aria
rossa? Ci fermeremo a questa riva
lungo le catene d'erba e tu amore
non portarmi davanti a quello specchio
infinito: vi si guardano dentro ragazzi
che cantano e alberi altissimi e acque.
Chi piange? lo no, credimi: sui fiumi
corrono esasperati schiocchi d'una frusta,
i cavalli cupi i lampi di zolfo.
lo no, la mia razza ha coltelli
che ardono e lune e ferite che bruciano.

Da Il falso e il vero verde, in Poesie e discorsi sulla poesia


Una Sicilia mitica si offre alla memoria appassionata del poeta: in suoni affievoliti nel vento e nel ricordo (morte chitarre), in immagini femminili sottilmente sensuali (fanciulle col petto di arance):ma alla commozione, subentra, orgogliosa, intervallata da un ricordo d'amore, la coscienza di appartenere a una razza indomabile e sanguigna, per cui il passato doloroso è ferita che brucia.
Si noti il quadro autunnale dell'inizio, la classicità del distico centrale (che nondimeno ricorda più i lirici mozarabi e spagnoli che non Leonida da Taranto o Meleagro), il paesaggio fauve degli