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Poesia di Salvatore Quasimodo
Il mio paese è l'Italia
Più i giorni s'allontanano dispersi
e più ritornano nel cuore dei poeti.
Là i campi di Polonia, la piana dì Kutno
con le colline di cadaveri che bruciano
in nuvole di nafta, là i reticolati
per la quarantena d'Israele,
il sangue tra i rifiuti, l'esantema torrido,
le catene di poveri già morti da gran tempo
e fulminati sulle fosse aperte dalle loro mani,
là Buchenwald, la mite selva di faggi,
i suoi forni maledetti; là Stalingrado,
e Minsk sugli acquitrini e la neve putrefatta.
I poeti non dimenticano. Oh la folla dei vili,
dei vinti, dei perdonati dalla misericordia!
Tutto si travolge, ma i morti non si vendono.
Il mio paese è l'Italia, o nemico più straniero,
e io canto il suo popolo, e anche il pianto
coperto dal rumore del suo mare,
il limpido lutto delle madri, canto la sua vita.
Salvatore Quasimodo Premio Nobel nel 1959. Nelle poesie, del poeta più che gli influssi ermetici si avverte l'amore per la cultura classica e per la parola pregna di significato.
Salvatore Quasimodo aperto a tutti i problemi umani.
La sua visione pessimistica dell'esistenza dell'uomo si addolcisce quando il poeta rievoca il mondo della sua terra natale.
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