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Poesia di Rosario Raffa
Papà

Pà, questo era il nome per chiamarti,

papà, sarebbe stato troppo intimo tra noi,

retaggio di cultura patriarcale,

nascondevi nel silenzio il tuo pudore,

ma dal tuo sguardo capivo le tue parole.

Mi amavi poco o niente, così sembrava,

ma con una scusa tutti i giorni mi cercavi.

Limitavi e di molto la mia libertà

ma non mi osteggiavi se la cercavo contro la tua volontà.

Le marachelle ch’io facevo da fanciullo,

Tu punivi con un senso che aveva del divino,

ma avresti ucciso chi toccava il tuo bambino.

A volte mi offendevi e tu lo sai,

ma la mia dignità tu non l’hai offesa mai.

Non approvavi mai le mie scelte,

ma eri presente in ogni mio progetto.

Voltavi le zolle di terra, e con che rabbia

“studia mi dicevi”, se vuoi uscir da questa gabbia.

Pillole di filosofia mi insegnavi,

ma neanche un libro possedevi.

Se un rimprovero devo farti

È   avermi trasmesso il senso del dovere,

e per nulla quello dei diritti,

ma forse, neanche tu li conoscevi,

mi sa che noi due, bambini non lo siamo stati mai.

Ma oggi d’imperio un diritto me lo prendo

E al diavolo le antiche usanze,

lo voglio gridare al mondo intero

quello che da sempre avrei voluto dirti:

“ PAPA’ ti voglio bene, Voscenza mi benedica”.

                                               Marzo 2006

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