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DIVINA DEFINIZIONE DELL'ARTE (Iddio, fattosi zefiro, creò il primo giorno l'aria il vento le nuvole: il secondo la terra e, fattosi gnomo, vi nascose con divina malizia, ori e pietre per farci impazzire; fattosi idraulico il terzo, distribuì con ispirati, capricciosi e sapienti disegni le acque; il quarto, buon giardiniere, creò alberi e verde, e zoologo il quinto, gli animali: il sesto infine con divina temerarietà creò noi. Il settimo riposò. Con questa prima « seigiorni » dal finale imprudente, Dio Si creò anche il tempo, che dianzi non esisteva perché la Sua eternità non conosceva tempo: e vi si impigliò, e divenne un po' uomo. Gli antichi infatti che meglio di noi se lo potevano ricordare, Lo figuravano già come un vecchione dalla gran barba mosaica: era come Gli dicessero «anche per Te, Dio mio, passa il tempo »). Creato il Creato, però, e creato con esso il Tempo, Gli si impose il problema di riempire questo tempo, il problema del passatempo. E non era un tempo breve e fuggitivo come per noi, era un tempo eterno! Pensate che cosa, che tempo! In più, anche tutta l'angelica popolazione del Cielo, ormai anch'essa « entrata nel tempo », doveva « passarlo », pena la infinita noia celeste. Iddio, allora, assoggettandosi al tempo da Lui creato, escogitò di usare delle temporali risorse della Terra per farlo passare, e sopravvenne così un primo tempo sperimentale nel,quale accadde quel che vi narrerò, poi un'epoca di intenso attivismo del Cielo in terra (tempo d'interventi continui, apparizioni, miracoli, fulmini, castighi di Dio ecc.) e infine - terzo tempo, questo d'oggi - Dio si disinteressò di noi, e ne vediamo i risultati. Ma torniamo a quel primo tempo. La Terra Gli era riuscita meravigliosamente e il Creatore molto in essa sì compiaceva. Nella Sua infinita presenza e distanza Egli seguiva quel che via via avveniva quaggiù, fingendo per gioco di non saperlo, per godere della successione del Creato. Era come un buon placido papà di tutto: e si appassionava alla Storia, dianzi una cosa incomprensibile e incompatibile per Lui, e mandava giù frequentemente angeli a vedere quel che accadeva. p090.htm Io... Cos'è questo? ». Gli angeli rispondevano: « dicono laggiù che è arte » - « Arte? » - « Si, l'Arte »... Questa dell'arte che non f u una scoperta per noi, fu una scoperta per il Cielo. « Un quadro » - Gli aveva annunciato l'angelo. « Un quadro? » esclamava il Creatore. « Io non ho mai fatto un quadro ». Era vero. « Cos'è un quadro? » « E' una composizione... » diceva l'angelo. « « Io non ho mai composto... », e preparafrasando Picasso : « Je ne compose pas, je crée », e lo prendeva con le Sue immense mani (era un piccolo quadro) e lo appoggiava sulle ginocchia immense (il Creatore era sempre seduto) e lo sogguardava rapito (magnanimità e gioia del Creatore davanti a una cosa non da Lui creata!). « Un quadro? la Pittura? l'Arte » si chiedeva perplesso: e tutti gli angeli attorno. Ma intanto ecco Gli Issavano in Cielo una scultura. « Oh! » accennò a dire, « il marmo l'ho creato Io ». « Ma », spiegavano gli angeli, « una o l'altra materia non conta, la Statua non è in essa: la statua è un'altra cosa, è un fatto d'arte, di volumi ». « Volumi? Arte? » e mirava gli angeli affaticati alla difficile sistemazione della statua nel Cielo, in bilico sulle nubi, che richiese veri miracoli. Ed ecco un altro angelo risale e Gli porta una poesia e una musica. « La Musica? » Egli l'ascolta e dice: « Neppur questa, angelo mio, l'ho fatta Io. La Poesia? ». - « E' sempre », Gli spiega l'angelo, « l'Arte ». Infine un angelo, un giovane angelo, risale, non parla, solleva un po' davanti castamente la tunica e con i piedi nudi accenna piccoli ritmici passi. Dice: « E' la Danza... L'arte della danza: Arte... » La curiosità, l'emozione degli angeli erano immense. « Così », pensò Iddio, « non può andare avanti, bisogna spiegare le cose: siamo giunti, diavoli d'uomini, ad un momento importante ». E decise di parlare. Le tube celesti suonarono l'adunata degli angeli. Si rizzò Egli in piedi in tutta la sua altezza che era molta. Si fece un silenzio celeste, e gli angeli si disposero attorno in cerchio, con le ali sull'attenti, tese all'insù e lievemente vibranti nella luce. E il Creatore parlò. Non ch'Egli non lo sapesse, ara non lo sapevano gli angeli nella loro superna angelica ignoranza, ed un paterno compiacimento lo teneva ch'essi conoscessero queste Sue meraviglie. E gli angeli. discendevano in terra (tutti sappiamo benissimo come ai tempi dei tempi era un andirvieni continuo) e Gli portavano chi una cosa, chi un'altra delle Sue creazioni. Così uno, un angelo dalla vocazione botanica, gli portò un giorno una rosa « coltivata ». « Vedete voi » diss'Egli « qual meraviglia ho ottenuto attraverso gli uomini, questi angeli-operai? Nulla certo di nuovo per Me, s'intende, che la rosa l'ho creata Io. Ma è molto bella e profumata ». Un altro angelo, un angelo tecnico, recò in Cielo un arnese di ferro: « Vedete voi, dunque! » diceva Egli compiaciuto. « Si sa però che il ferro l'ho creato Io ». E così via ogni volta che gli angeli Gli recavano o una barca o un carro di legno, legno da Lui creato, o una casa di sasso, sasso da Lui creato, o un arnese o un'arma di ferro, metallo da Lui creato, o calzari di cuoio di vacca, bestia da Lui creata: e via via. Tutto così procedeva con presagita soddisfazione nel Cielo, ed ai solertissimi angeli che Gli recavano meravigliando queste « novità ». Egli sempre diceva, paterno, « Si... ma questo, angelo mio, te l'ho creato Io ». E così pure avvenne quando divertiti e ingelositi nonostante la loro natura angelica, essi Gli recarono il vino e curiose cose cucinate, uova, polli, frutta, pesci cotti, che essi potevano solo guardare o fiutare ma non assaggiare. « Magnifico » assentiva Egli malizioso e felice della riuscita « ma l'uva chi l'ha fatta se non Io? e le uova? e i polli? e i pesci? e il fuoco per cuocere? ». Era il Suo trionfo terreno, a Iddio il più gradito: e il Cielo si riempiva, come un arcano museo, di cose straordinarie e intoccabili. Ma ecco un giorno un angelo curioso portarGli su dalla Terra un foglio con un disegno: e un altro angelo un'assicella dipinta, un quadro: « chi l'ha fatto? ». Questa cosa sconcertante, la pittura, era una sorpresa in Cielo, era La Sorpresa. « Questo, o angeli », disse Iddio, « non l'ho fatto io.  Ed ecco le Sue parole. (Così finalmente sappiamo da Lui cos'è l'arte. Questa domanda che dagli antichi sino a Tolstoi ed oltre non ebbe mai una risposta definitiva e giusta, questa richiesta che restò sempre un interrogativo della cultura, riceve alfine la sua più autorevole e definitiva risoluzione. D'ora in poi, conoscendo quel che Iddio solamente, da Dio, disse agli angeli sull'arte, sappiamo finalmente quel che essa è, e con assoluta certezza, perché lo teniamo addirittura da Dio. E non poteva dircelo così che Lui, perché l'Uomo benché presuntuoso, ma dai suoi pensatori riconosciutosi anche stolto, non avrebbe mai potuto osare una definizione tanto audace da divinizzarsi. Invece è così. Ma solo Iddio poteva dirlo. Eccole ora, le divine «parole agli angeli sull'arte »: « L'Arte, Signori Angeli, sappiatelo dunque, l'arte, della quale siamo nell'augusta presenza, è la sola cosa che Io non ho creato, è la sola cosa che non riuscirà al Cielo neanche con miracoli; è la sola cosa che è soltanto degli uomini. Se qualche squillo di celesti tube echeggerà anche qui, in solenni evenienze, se nelle celesti sfere i beati muoveranno in cerchi fra celestiali armonie, nulla però a che fare con le musiche e le danze degli uomini, che, avete capito, son ben altre e inimitabili cose, sono indiavolate cose, son cose piene di vita che qui, dove non è così, non riusciranno mai ». « Niente da fare, angeli miei; noi non poeteremo, non suoneremo, non canteremo, non danzeremo, non dipingeremo. non scolpiremo... L'architettura poi! così ingombrante e non funzionale qui Se gli uomini sono spettatori del Creato, noi celesti saremo spettatori dell'Arte. E questo è il miracolo più miracoloso, perché non è fatto da Me: è fatto da chi non sa far miracoli: un vero miracolo ». « L'Arte, Signori Angeli, è il miracolo degli uomini, è cosa che hanno creato gli uomini: è la cosa più bella, più eccelsa, è la cosa divina di loro, nella quale, e solo in essa, gli Uomini sono come Me; sono Creatori ». « Signori Angeli, vi ho definito l'Arte »         Giò   Ponti   architetto

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