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viottolo
Poesia di Remo Mannoni
L'albergo della noia 

Com'è triste l'albergo della Noia! 
S'inseguono le stanze allineate 
in fila come celle claustrali 
pei corridoi simmetrici percorsi 
dai tappeti che bevono i rumori. 
Tappeti grigi, grigi come l'ombre 
che vegliano alle soglie delle porte 
freddi come la polvere cinerea 
che si raggruma sovra le specchiere 
velandone i grandi occhi allucinati. 
Mobili taciturni come bare 
dimenticate ... - Le tignuole dormono 
un sonno antico nei massicci armadi 
neri - Sogghigna il lucido ferrame 
come le inferriate degli ergastoli. 
E poi, divani soffici avvolgenti 
come il lubrico fango degli stagni 
poltrone che poltriscono enfiate, 
a braccia aperte, nell' attesa vana 
che vi si sdrai l'Ospite accidioso.
Le tende vellutate e le portiere

flosce, pesanti, sembrano le ali
di penduli chirotteri in letargo.
Celano forse i resti di un delitto,
o qualche accoppiamento mostruoso?
Scale di sopra, scale in basso, scale
che si pèrdono su, nell'infinito,
tutte a spirali tormento se come
l'anime folli che non hanno tregua.
Solo, ogni tanto, qualche lucernario
sgrana nell' ombra la pupilla smorta,
una nube d'ovatta insanguinata,
rade i vetri stagnanti, e vi si fiocca.
Da quanto tempo, immemore, mi aggiro
ospite involontario in mezzo ad ospiti
occulti nel castello della Noia? ..
Cerco invano la stanza che m'accolga,
la crisalide bigia dove il sogno
tessere possa qualche filo d'oro ...
Innumeri orologi si accompagnano
rigidamente al ritmo del mio cuore,
accoliti devoti del silenzio:
le lancette, che lacerano il tempo,
segnano tutte la medesima ora!. ..
- Chi, di sorpresa, mi condusse qua?
Ecco la Morte, pallida, composta,
con un inchino cerimonioso,
additarmi la stanza del riposo.
E lasciarmi così, senza risposta ...

da Fermento

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