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Poesia di Rabindranath Tagore 
O poeta 

O poeta,
compi il tuo ultimo lavacro
nelle limpide acque della notte emergente.
Questa gravata terra ti ha servito,
ti ha nutrito,
però non stringerti a lei.
Ella non ha esitazione a strapparti
quello che un tempo ti diede.
Il tributo che ricevesti al cancello
non serrartelo al cuore.
L'oro della moneta lo consuma il tempo,
rivelando la pecca interna.
Se hai coltivato il frutto nell'orto,
al suoI cadendo trovi la propria fine.
La stagione dei fiori è finita -
così lascia finire
l'essere tuo sospeso all'alito dell'umana lusinga.
Mentre avanzi,
indietro non volgerti a stender le mani.
Nella vita
quel che desti sinceramente
non macchiarlo esigendone il prezzo.
Il  piattino dell'obolo sia l'ultimo tuo dono
come foglie vizze che acclamano la primavera.
Quel che t'attendi
con la speranza nel cuore
non è la gloria -
è il muo richiamo dell'alba alla vita novella;
è l'aureola della luce del mattino
sulla fronte di chi si ridesta.

18 dicembre 1937, da Ali della morte

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