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Poesie di Primo Levi - penna
Poesia di Primo Levi

L'opera

Ecco, è finito: non si tocca più.
Quanto mi pesa la penna in mano!
Era così leggera poco prima,
Viva come l’argento vivo:
Non avevo che da seguirla,
Lei mi guidava la mano
Come un veggente che guidi un cieco,
Come una dama che ti guidi a danza.
Ora basta, il lavoro è finito,
Rifinito, sferico.
Se gli togliessi ancora una parola
Sarebbe un buco che trasuda siero.
Se una ne aggiungessi
Sporgerebbe come una brutta verruca.
Se una ne cambiassi stonerebbe
Come un cane che latri in un concerto.
Che fare, adesso? Come staccarsene?
Ad ogni opera nata muori un poco.

15 gennaio 1983

 Poesia già apparsa su «La Stampa» del 29 novembre 1984. Levi vi riassume la sua concezione della creazione letteraria quale «lavoro ben fatto» in ciò non distante da quel «fare delle cose che si toccano con le mani». Vi traspare inoltre un'idea della struttura  testuale quale cosmo, «sistema» in cui una volta compiuta l'opera nulla possa essere aggiunto o eliminato che accomuna la scrittura di Levi a quella di Italo Calvino, nello stesso respiro ariostesco di una letteratura come cosmogonia: «Tutta la Terra è tua, anzi, il cosmo: e se il cosmo ti è stretto, te ne inventi un altro che faccia al caso tuo.

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