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Poesia di Piero Tucceri
Ai tumuli di Nero, Argo e Jambi

Son venuto ai vostri tumuli.
Son venuto a trovarvi.
Son venuto incredulo.
Son venuto impacciato.
Son venuto triste.
Son venuto confuso.
Son venuto pervaso
da una marea di emozioni.
Che son meste.
Che son belle.
Che son nostre.
Che son meste,
perché non vi vedo.
Che son meste,
perché non vi accarezzo.
Che son meste,
perché non rispondete.
Che son belle,
perché mi illudo di avervi ancora qui.
Che son belle,
perché mi illudo di parlarvi.
Che son belle,
perché mi illudo di vedervi.
Che son nostre,
perché le condividiamo.
Che son nostre,
perché ci uniscono al passato.
Che son nostre,
perché nessun altro può provarle.
Vorrei parlarvi.
Vorrei confidarvi
ogni mia sensazione.
Vorrei confidarvi
ogni mia emozione.
Come facevo prima,
quando eravamo ancora insieme.
Ma, davanti alla vostra
ultima dimora,
resto attonito.
Il mio cuore
si strugge.
La mia mente
si confonde.
I miei occhi
si riempiono di lacrime.
La mia gola
si chiude con un nodo.
L'ansia di venire,
si è rapidamente dissolta.
Davanti ai vostri tumuli
capisco il non senso della vita.
Vorrei parlarvi.
Vorrei potermi confidare
ancora con voi.
Come facevo prima.
Vorrei raccontarvi
quel che ho fatto
e ancor più
quel che non ho fatto
senza voi.
Ma non ne ho la forza.
Resto immobile
davanti ai cumuli di terra
che adesso vi ricoprono.
Tre cumuli di terra
muti.
Tre cumuli di terra
senza vita.
Tre cumuli di terra
che ora soffocano
la vostra meravigliosa armonia.
A stento mi ritraggo.
Il mio passo è reso incerto
dal dolore
per la vostra perdita.
Così vi lascio.
Per sempre.
Ormai sotto la nuda terra.
Ormai per sempre.
Ormai soli e al freddo.

    Nero

                             

   Argo

                                    

  Jambi

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