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 La bicicletta di Gianni
di Piero Tucceri

Tra Antonio e suo padre Michele, esisteva una antica ruggine. Solo che, fra loro due, c'era Gianni: il nipotino regalatogli da Antonio. Michele aveva conosciuto il bambino con quasi due anni di ritardo, quando gli era giunto dentro casa, portato da Antonio tornato dalla città del nord dell'Italia nella quale si era trasferito per motivi di lavoro.
Giovanni aveva l'aspetto del nonno tutto d'un pezzo. Nella sua mente neppure si affacciava l'idea che suo figlio, il suo unico figlio, un giorno non avesse preso in mano le redini dell'azienda che lui aveva costruito con tanti sacrifici. Stante quella situazione, per lui Antonio era praticamente un buono a nulla. Nella sua angusta ottica dirigenziale, suo figlio non poteva essere altro che una nullità: infatti, mentre nei suoi progetti Antonio doveva dirigere l'azienda da lui creata, nella pratica lui aveva scelto di seguire un diverso modulo di vita. Per questo, si era trasferito nel nord dell'Italia. Ora però, a complicare la situazione, interveniva il fatto di esser rimasto senza lavoro. Per cui, mosso da quella particolare esigenza, si era rivolto a Michele chiedendogli ospitalità. Suo padre aveva acconsentito. Ma con una riserva: che sarebbe andato via appena possibile.
Giunto nella nuova casa, Gianni cominciò a esplorarla in sella alla sua bicicletta. Quella casa era molto diversa dalla sua: disponeva di un immenso giardino e di tantissime stanze. Così Gianni cominciò a esplorare ogni angolo di quella meravigliosa villa, nella quale poteva disporre di ogni comodità: dal grande schermo televisivo che gli consentiva di gustare i cartoni animati, alle tante poltrone in pelle sulle quali poteva sdraiarsi comodamente e ad altro ancora.
In casa sua non c'erano tutte quelle comodità. Lì poteva godere però delle coccole dei suoi genitori. I quali non si stancavano di ripetergli di cercare di non stare troppo attaccato al nonno per non infastidirlo. Quest'ultimo stava però a suo agio con il nipotino, anche perché il bambino sapeva coinvolgerlo nella maniera giusta, tanto che, quando non si sentiva osservato, Michele giocava volentieri con Gianni.
Una sera, mentre girava alla ricerca del bambino, Antonio entrò nelle stanze del padre. Nonostante i divieti ricevuti, era certo di trovarlo lì. Al punto da essersi persino preparate le parole di richiamo per suo padre che, secondo lui, rischiava di viziare il piccolo. Dopo essere entrato dentro una di quelle stanze, assistette a una scena che non si sarebbe mai aspettato: su un divano, Gianni dormiva fra le braccia del nonno. Dormivano insieme. Abbracciati l'uno all'altro. A sorprendere maggiormente Antonio, fu vedere l'austero industriale, l'instancabile lavoratore, dormire tranquillamente abbracciato con il nipotino.
La bicicletta di Gianni aveva fatto il miracolo: con essa, Gianni era riuscito ad attraversare due mondi assai diversi fra loro: quello del consumismo, della vita mondana costruita sul benessere materiale e sul successo sociale, e l'altro mondo capace di interpretare la vita con sobrietà. Sulla sua bicicletta Gianni percorreva quelle due enormi distanze, avendo tuttavia ben presente che non si trattava di scegliere l'uno o l'altro. Perché lui li desiderava entrambi. Trovava qualcosa di buono in ciascuno di essi. Con la sua bicicletta egli tesseva, univa e compiva un piccolo miracolo, contemperando quei due mondi così diversi e distanti fra loro.
Al bambino non interessavano le incomprensioni esistenti tra il papà, la mamma e il nonno. Per lui, quell'anziano era semplicemente un nonno; anzi, era suo nonno. Perciò gli ronzava attorno e gli saltava in braccio, consentendo a quest'ultimo di manifestare quell'aspetto dell'antico padre che non aveva mai espresso.
Antonio non avrebbe mai immaginato di poter vedere un giorno suo padre, sempre efficiente e preso dai tanti impegni, sdraiato sulla poltrona con il nipotino abbandonato fra le sue braccia. Eppure era successo. Perché il primo miracolo dei nipotini, è proprio quello di risvegliare la parte del genitore rimasta oscurata e che allora può finalmente permettersi di esistere.
Antonio avrebbe voluto dire al nonno di oggi: non avevi il tempo per tenermi in braccio, ma lo avresti voluto. Ora so perché tieni in braccio mio figlio. Ora capirai che la mia scelta di vita non la feci per venirti contro. Grazie a Gianni e alla sua bicicletta adesso questo lo abbiamo capito entrambi e possiamo cominciare a vivere un'altra vita. Finalmente potremo cominciare a vivere le nostre vite nella più autentica armonia.

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