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 L'amicizia
di Piero Tucceri

Capita sovente di tornare con la mente al passato. Allora riviviamo le immagini e i momenti più importanti della nostra esistenza. Tornano alla mente quei volti e quegli sguardi fattici dimenticare dalle vicissitudini della vita. Ma ci sono anche le assenze. Ci sono i ricordi di coloro che mancano. Di coloro ormai lontani da noi. E allora ci sorprendiamo. Allora ci domandiamo perché proprio quella persona sia venuta a mancare. Attraverso questa dinamica, ci riferiamo ai nostri parenti e amici: a coloro con i quali abbiamo condiviso un tratto della nostra strada.

Questi ricordi sono riconducibili a dinamiche comportamentali dalle quali non riusciamo a sottrarci, dato che esse esprimano comunque un tentativo di verifica personale. In fondo, per ciascuno di noi, cosa è l'amicizia? Dove sono andati gli amici di ieri? E, quelli odierni, chi sono?

Da ragazzi, non ci si fa' caso. Ma, da adulti, alludere all'amicizia, vuol dire avere a disposizione pochi riferimenti. Spesso i loro nomi si contano sulle dita di una mano.

Secondo taluni, l'amicizia sarebbe quella rilevabile fra moglie e marito. La pratica dimostra però che anche tra i coniugi l'amicizia sia qualcosa piuttosto difficile da osservare. E questo succede dal momento che nella vita di coppia abbiano il sopravvento gli aspetti erotici e procreativi, sebbene essi non godano della prerogativa di colmare una intera esistenza. Quella presente tra i coniugi è pertanto una amicizia dalle specifiche connotazioni, la quale esige di essere coltivata con particolare attenzione. Questo, dal momento che, con il trascorrere degli anni, qualora nella coppia non si sia stratificato un solido rapporto di amicizia, possano verificarsi separazioni altrimenti inimmaginabili.

Questa situazione, pone tuttavia un interrogativo: perché si cerca l'amicizia? Tale esigenza si propone nel momento in cui ci si comincia a guardare dentro; quando si capisce che la relazione con l'altro sia necessaria per la propria stessa esistenza. Allora si cerca l'altro. E lo si cerca in primo luogo nei propri vissuti, nei propri sentimenti e nei propri conflitti. Così si capisce come l'altro rappresenti una dimensione nella quale sia possibile entrare soltanto attraverso un determinato atteggiamento mentale. Poiché occorre rendersi disponibili ad ascoltare sé stessi, ancor prima degli altri.

La vera amicizia si apprende in famiglia, oltre che attraverso gli stereotipi proposti dalla pubblicità e dai mezzi di informazione. La pseudocultura sessantottina ha insegnato la necessità di essere amici con i figli. Peccato essa non abbia aggiunto che la crescita dei ragazzi abbia bisogno anche di paletti, di limiti. Di barriere da non superare.

Oggigiorno, l'educazione dei ragazzi è diventata difficile: da un lato, è necessario adoperarsi per far sentire i ragazzi liberi di vivere le rispettive esperienze; dall'altro, è bene ammettere che loro stessi reclamino una guida: qualcosa che non li faccia sentire abbandonati. Peccato soltanto che la demarcazione ricorrente fra la libertà e l'aridità sia piuttosto labile. Non bisogna dimenticare che proprio nell'età chiamata a far apprendere il cammino nella vita, sia necessario il supporto di solidi riferimenti etici e culturali. Invece, l'amicizia come viene intesa dalla quasi totalità dei genitori, vuol dire accondiscendenza in toto nei confronti delle richieste avanzate dai figli. Il che esita nella crescita di un'orda di piccoli selvaggi e, successivamente, di persone immature riverberanti le loro lacune antropologiche e culturali sullo sviluppo dell'intera società.

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