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partigiani
Poesia di Pier Paolo Pasolini
Nuova poesia in forma di rosa

Quanto a me
ho lasciato il mio posto

di soldato non assoldato, di non voluto
volontario: il cinema, i viaggi, la vergogna ...

Lo sapevo, lo sapevo già nel sogno: ma svegliandomi
mi san trovato ai margini. Altri protagonisti sono entrati,
non volontari essi!, e, partite le rondini, san loro a calcare ora

il palcoscenico. L'Eva cacciata si lamenta sul riso dell'Eve Nove; ma
ciò cosa conta? Il vero dolore è capire una realtà: questo mio essere
di nuova nel '63 ciò che fui nel '43 - ragazzo piangente, apprendista
volonteroso: coi capelli che cadono, e si fanno grigi! L'espulsione 
da sé del mondo, di me, suo corpo estraneo, è avvenuta nei modi 
storici del neocapitalismo: ogni uomo ha un'epoca sola 
nella vita, e si scrosta con i suoi problemi.

Non sono autorizzato a sapere la nuova
Italia che è nata come se dieci anni
fossero un anno solo: lei già
nel '64, io nel '54 con tutti

i marxisti come me, com-
promessi nelle passio-
ni dei vecchi
corsi.
Ché
io, del Nuovo
Corso della Storia
- di cui non so nulla - come
un non addetto ai lavori, un
ritardatario lasciato fuori per sempre -
una sola cosa comprendo: che sta per morire
l'idea dell'uomo che compare nei grandi mattini
dell'Italia, o dell'India, assorto a un suo piccolo lavoro,
con un piccolo bue, o un cavallo innamorato di lui, a un piccolo
recinto, in un piccolo campo, perso nell'infinità di un greto o una valle,
a seminare, o arare, o cogliere nel brolo vicino alla casa
o alla capanna, i piccoli pomi rossi della stagione
tra il verde delle foglie fatto ormai ruggine,
il? pace ... L'idea dell'uomo ... che in Friuli ...
o ai Tropici ... vecchio o ragazzo, obbedisce
a chi gli dice di rifare gli stessi gesti
nell'infinita prigione di grano o d'ulivi,
sotto il sole impuro, o divinamente vergine,
a ripetere a uno a uno gli atti del padre,
anzi, a ricreare il padre in terra,
in silenzio, o con un riso di timido
scetticismo o rinuncia a chi lo tenti,
perché nel suo cuore non c'è posto
per altro sentimento
che la Religione.
Piansi
a quell'immagine
che in anticipo sui secoli
vedevo scomparire dal nostro mondo,
ma non conoscendo i termini usati nella cerchia 
eletta di quel mondo per esprimere l'addio, adoperai

Così
sfogliai una vana rosa,
la rosa privata del terrore
e della sessualità, proprio negli anni
in cui mi si richiedeva d'esser il partigiano
che non confessa né piange.


Da Poesia in forma di rosa

Negli ultimi versi ritorna il motivo dell'angoscia per non aver saputo essere «partigiano che non confessa né piange»; ma, in realtà, la scrittura di Pasolini, quando sfoglia la «rosa privata del terrore», non è mai solo lamento individuale. 
Egli, coi toni della confessione, dell'effusione del suo privato dolore, interpreta sempre con acutezza il suo tempo. Del resto, che Pasolini non abbia mai abbandonato la sua propensione a essere poeta civile lo dimostra un'altra opera postuma, la cui risale al 1963, La divina mimesis, stampata incompiuta nel 1975. In quest'opera, sorta di riscrittura in prosa della Divina commedia, il viaggio si svolge in un «che altro luogo non è che il mondo», il nuovo inferno neocapitalistico, con i nuovi peccati (il Conforrnismo, la troppa continenza ... ) e le sue nuove pene, e la speranza del Purgatorio e del Paradiso. Dice la Guida al Poeta: «Oltre, io
non andremo, perché il mondo finisce col mondo. Quanto alle prospettive della Speranza (per cui si muore) e ai progetti di Colui che verrà, io sono prematuro alle loro
Non sono dunque autorizzato a condurti in quei due Regni: uno, appunto, l'altro progettato». Qui il discorso-confessione dovrebbe fondersi col discorso il lamento su se stesso col lamento sul mondo, ma, di fatto, solo il primo realizzato mentre il secondo resta allo stato di abbozzo. La mancata fusione di discorsi è dovuta all'isolamento in cui il poeta si sente confinato, al senso di estraneità che egli prova riei confronti di un mondo volgare; senso di estraneità emblemati rappresentato nel fatto che la Guida del poeta nel suo viaggio attraverso l'Inferno neocapitalista non può essere che il suo doppio.

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