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Pier Paolo Pasolini
 La meglio gioventù
di Pier Paolo Pasolini

Un poco ubriachi cantano, alla mattina presto,
coi fazzoletti rossi stretti intorno alla gola,
poi comandano rauchi quattro litri di vino
e caffè per le ragazze, che ormai tacciono piangendo.
Venite, treni, caricate questi giovani che cantano
coi loro blusoni inglesi e le magliette bianche.
Venite, treni, portate lontano la gioventù
a cercare per il mondo ciò che qui è perduto.
Portate, treni, per il mondo, a non ridere mai più,
questi allegri ragazzi scacciati dal paese.


Le miei zoventùt 
La meglio gioventù
di Pier Paolo Pasolini

Un puc ciocs a ciàntin la matina bunora

cui fassolès ros strens atòr la gola,
e a comàndin sgrausìs quatri litros di vjn
e cafè par li zòvjnjs che ormai tàzin planzìnt.
Vegnèit, trenos, ciamàìt chis-ciu fantàs ch'a ciàntin
cui so blusòns inglèjs e li majetis blancjs.
Vegnèit, trenos, puartàit lontàn la zoventùt
a sarcià par il mond chel che cà a è pierdùt.
Puartàit, trenos, pal mond a no ridi mai pì
chis-ciu legris fantàs paràs via dal paìs.


da La meglio gioventù, 1954.

Un gruppo di giovani si accinge a partire per l'estero in cerca di lavoro. Essi si sforzano di rendere meno doloroso (il distacco bevendo, cantando, fingendosi allegri di fronte alle sorelle e alle fidanzate, ma per loro non ci sarà mai più vera allegria: dovunque andranno, porteranno con sé la nostalgia del paese e la sensazione di esserne stati scacciati ingiustamente.
Il titolo della poesia si rifà ai canti degli alpini nei quali si ricorda la « meglio gioventù» (o la« melo zoventù », in dialetto veneto) caduta in guerra. Pasolini sembra così mettere a confronto la sorte di quei giovani soldati e di questi giovani emigranti: gli uni mandati a combattere e a morire, gli altri costretti ad andarsene lontano con la morte nel cuore.

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