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Poesie di Pier Paolo Pasolini
Poesia di Pier Paolo Pasolini

La mancanza di richiesta di poesia

Come uno schiavo malato, o una bestia
vagavo per un mondo che mi era assegnato in sorte,
con la lentezza che hanno i mostri
del fango - o della polvere - della selva
strisiciando sulla pancia - o su pinne
vane per la terraferma - o ali fatte di membrane...
C'erano intorno argini, o massicciate,
o forse stazioni abbandonate in fondo a città
di morti - con le strade e i sottopassaggi
della notte alta, quando si sentono soltanto
treni spaventosamente lontani,
e sciaquii di scoli, nel gelo definitvo,
nell'ombra che non ha domani.
Così mentre mi erigevo come un verme,
molle, ripugnante nella sua ingenuità,
qualcosa passò nella mia anima - come
se in un giorno sereno si rabbiuasse il sole;
sopra il dolore della bestia affannata
si collocò un altro dolore, più meschino e buio,
e il mondo dei sogni s'incrinò.
«Nessuno ti richiede più poesia!»
E: « E' passato il tuo tempo di poeta...»
«Gli anni cinquanta sono finiti nel mondo!»
«Tu con le ceneri di Gramsci ingiallisci,
e tutto ciò che fu vita ti duole
come una ferita che si riapre e dà la morte!»

La paura di perdere anche il diritto al sogno o la possibilità stessa di fare poesia non è estranea a Pasolini che recepisce il mondo della civiltà moderna come « macchina livellatrice» capace solo di creare schiavi malati. E nell'incubo di una città notturna, labirinto di strade e sottopassaggi, suoni e sciacquii, la bestia affannata che coincide col poeta patisce l'incrinarsi del mondo dei sogni e vede dileguarsi con essi tutto ciò che fu vita. Resta sullo sfondo una vitalità inutile (mi erigevo come un verme), la convinzione di essere in un mondo... assegnato in sorte, la certezza di aver subito una invisibile metamorfosi che trasforma un essere fatto per ideali navigazioni e voli improvvisi, in anonima, schifosa creatura.
Ceneri di Gramsci: è il titolo di una raccolta poetica dello stesso Pasolini.

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