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Ottobre sull'Amiata
di Pietro Pancrazi

...La stagione vera dell'Amiata non è quella degli ardori estivi, è anzi questa
riposata e calante, è l'autunno.
L'Amiata è montagna di larga groppa, fatta piuttosto per accogliere il sole che per sfuggirgli.
Castagni dappertutto; a ciuffi solitari dove il monte è più brullo, a selvette dove un'acqua appena pullula, a grandi distese nei pianori, nelle spiagge a solatio.

E tra le chiome dei castagni e il sole d'ottobre c'è un'intesa segreta, per cui le tinte, le variazioni e le sfumature del verde, del giallo, dell'oro, tra terra e cielo, fanno quest'accordo, questa pace che si chiama l'autunno.
Borgate e paesi si rigirano al sole, si crogiolano, si indorano come cardi.
Castelli di pannocchie, spighe gialle fanno cornice a finestre e a balconi.
In questo mese poi la vita è piena, la stagione delle castagne è anche quella del vino, e le due opere s'incrociano. Gran faccende dappertutto.
La vendemmia montanina, parca e agretta com'è, è più cara al cuore delle opulente vendemmie del piano.
Un grappolo quando è arrivato quassù è un dono; i ragazzi, ad acino ad acino, mangiano l'uva col pane.
Dalla valle lontana, nelle ceste, nei bigonci, nelle paniere, l'uva sale quassù a groppa d'asino.
E' un tapino, d'ottobre, chi non ha l'asino!
All'ingresso del paese, la fila degli asini carica si smista da sé, ogni asino imbocca il chiassolo. il vico, la ruga, che lo condurrà alla sua tinaia.
E che prudenza, a ma' passi, che garbo alle voltate, agli incroci. Quando la testa dell'asino si affaccia in cantina pare che chieda ancora: "Dove scarico? Qual è il mio tino? la botte? ».

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