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12 Ottobre: I prercursori di Colombo 
di Sergio Beer

Abbastanza consistenti sono le scoperte attribuite ai Normanni.
Questi fatti cominciarono nell'estate dell'anno 966 quando la nave del mercante islandese Bjarni Herjolofsson, invece di approdare in Groenlandia, per colpa della nebbia e del vento, finì in vista delle coste di una terra sconosciuta coperta di ghiaccio.
Da uomo pratico Bjarni non sbarcò, ma quando arrivò in Groenlandia diede
notizie dell'avventura alla colonia islandese che s'era stabilita lì da pochi mesi sotto la guida di Eirik il Rosso, un esploratore e avventuriero così chiamato non si sa bene se per merito dei capelli o per la copia del sangue che aveva fatto versare in patria nelle molte risse e vendette in cui era stato coinvolto e che lo avevano alfine costretto a veleggiare per nuovi lidi.
Bjarni non si sentiva l'animo di esploratore, ma se il figlio di Eirik, Leif, voleva andare a vedere, si accomodasse pure, pigliasse, anzi, la sua nave che la strada la conosceva già.
E Leif partì: raggiunse la terra vista da Bjarni e la chiamò «terra delle rocce
lisce» (forse il Labrador); in un secondo viaggio approdò più a sud in una zona piana e boscosa e la chiamò « terra delle foreste " (forse Terranova); finalmente, spintosi ancora più a sud, arrivò in una zona che chiamò «Vineland ", «terra del vino" (forse la Nuova Scozia) e quivi svernò, stabilendovi la prima stazione europea.
Tornato in Groenlandia, Leif non faticò a trasmettere l'entusiasmo in famiglia.
Suo fratello Thorvald volle ripetere l'impresa, ma ebbe la disgrazia di
incontrarsi tutt'altro che amichevolmente con gli indigeni (Eschimesi e Indi) e
di finire ucciso da una freccia.
Più fortunata fu la spedizione di Thorfinn Karlsefni:partito con tre navi
e 160 uomini, molti dei quali con la famiglia e con ogni sorta di animali, riuscì a stabilire in Vinlandia la prima colonia normanna.
Ma la vita ai Vichinghi non fu facile: i bellicosi indigeni non volevano intrusi nella buona terra di Vinlandia e così fu che, dopo un seguito di conflitti, costoro fecero fagotto e se ne tornarono a casa loro.
Ci furono poi altre spedizioni e colonizzazioni transitorie e infine si arriva a Colombo.
...Dobbiamo dunque concludere che i Normanni furono i primi Europei a
 mettere piede in America? Probabilmente sì. E allora dobbiamo togliere a Colombo il titolo di scopritore d'America? Certamente no. Nessuna contraddi-ione; perché, ecco il punto, molte scoperte hanno due date: quella cronologica e ;quella civile.
La prima ha interesse storico, ma è la seconda che ha
importanza sociale; questa importanza si misura dalla carica di progresso che porta, quali che ne siano state le anticipazioni.
Perciò in America possono essere arrivati primi Atlantidi, Fenici, Egizi, Normanni, Gallesi... chi si vuole.
Per il mondo lo scopritore è, e resterà sempre, Cristoforo Colombo, perché è dalla sua scoperta che la civiltà è passata dalle dimensioni mediterranee alle dimensioni oceaniche, che le correnti del traffico si sono spostate da, Oriente a Occidente, che un nuovo orizzonte si è aperto all'umanità
segnandone il passaggio dal Medioevo all'Età moderna.

M. Aldovrandi
Informazione sugli indiani d'America
Fisicamente gli indiani sono degli splendidi esemplari umani: alti e forti,
con la testa eretta e fiera, il naso aquilino, il portamento altero, i capelli neri
e lisci, sono realmente da ammirare. Per quanto li chiamino pellirosse, il loro
colore è piuttosto bruno che rosso, piuttosto bronzeo che ramico: il rosso era
una volta aggiunto quando gli indigeni praticavano "uso, ora dimesso,
di colorirsi la faccia.
Le qualità fisiche, però, non sono sufficienti per salvare gli indiani; i loro corpi sono minati dall'alcoolismo e dalla tubercolosi, che demoliscono presto le costituzioni più robuste.
Per dare ad essi la possibilità di poter vivere e governarsi secondo le proprie antiche consuetudini, gli Stati Uniti d'America hanno assegnato loro, quale esclusiva dimora, quindi separati dai bianchi, dei territori molto estesi, dette riserve. Queste riserve sono per lo più pianeggianti e adatte all'allevamento del bestiame, al quale numerosi indiani si dedicano.
Ma, pur dentro le riserve, essi, in buon numero, sono ancora nomadi, e ogni stirpe vive distinta e separata dalle altre.
Nella grande maggio
ranza gli indiani si sono convertiti al Cristianesimo.


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