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La leggenda di San Martino, estate di San Martino, 11 Novembre San Martino
La leggenda di San Martino
di Piero Bargellini

San Martino, cavalcando avvolto nel suo mantello di guardia imperiale, incontra un povero, tremante al primo brivido dell'autunno.
A quella vista, il generoso cavaliere, sguaina la spada e fa due pezzi del suo mantello, donandone la metà al povero.
La notte, in sogno, vede Gesù avvolto in quel mezzo mantello, che gli sorride riconoscente.

Tutti i contadini, poi, alzando gli occhi al cielo, dove, tra strappi di nuvole, il sole si fa ancora sentire tiepido e dolce, ricorderanno l'antico proverbio:

" L'estate di San Martino
dura tre giorni e un pochino. "

In Piemonte, il giorno di San Martino era, almeno una volta, dedicato agli sgomberi. E fare San Martino significava mutare d'alloggio. Pare infatti che Vittorio Emanuele Il, prima della battaglia di San Martino, dicesse, in piemontese, ai suoi soldati: - Coraggio, figlioli, altrimenti gli Austriaci ci faranno fare San Martino. - Voleva dire: «Ci faranno sgombrare dalle nostre posizioni " E di paesi col nome di San Martino, oltre che a quello della battaglia, ce ne sono, in Italia, a centinaia.
In Francia sono addirittura migliaia. Non parliamo delle chiese a lui intitolate e dei monasteri che portano il suo nome. Forse nessun nome di Santo ha avuto nel Medioevo tanta diffusione, e anche nell'arte
non si contano i San Martino a cavallo, con la spada sguainata, che dividono il bel mantello di guardia imperiale. E questo forse perché, molto prima di San Francesco, quel gesto indicava il dovere che i Cristiani hanno verso i poveri, nei quali è la figura dello stesso Gesù. Ma la storia di San Martino non si ferma a quel gesto notissimo. La storia di San Martino è molto più lunga e complessa. Ed è la storia, non leggenda. Era nato nell'antica provincia romana della Pannonia, l'odierna Ungheria. Molto probabilmente, suo padre era un tribuno militare che fu di guarnigione a Pavia, dove Martino passò la sua fanciullezza.
Si arruolò nella Guardia imperiale, e fu in questo tempo che, ad Amiens, awenne l'episodio del mantello dimezzato. E questo perché Martino era cavaliere romano, ma cristiano. Aveva per attendente uno schiavo, al quale però egli puliva i calzari e che trattava come un fratello. Questo gesto è forse anche più significativo di quello del mantello, perché indica le disposizioni d'animo dei Cristiani del quarto secolo.
Terminato il servizio militare, viene ordinato esorcista. Torna in Pannonia e converte la madre. Combatte gli Ariani e viene cacciato da Milano. Si rifugia in Liguria e finalmente torna a Poitiers, dove può darsi alla vita contemplativa, nel monastero di Ligugé.
Ma la città di Tours è senza Vescovo. Si pensa a lui. Lo si chiama con la scusa di guarire un malato, ma invece di un malato egli trova una diocesi bisognosa delle sue cure, e nel 370 viene consacrato Vescovo di Tours. La vita di San Martino fu compendiata in questo epigramme: «Soldato per forza, Vescovo per dovere. monaco per scelta"Egli si era scelta la vita monastica, ma il dovere lo chiamò sopra una cattedra vescovile. E come Vescovo iniziò la sua grande opera di conversione dei Galli, di assistenza presso le popolazioni della Francia, di pacificazione tra Ariani ed eretici, e di resistenza contro i poteri civili, che volevano intromettersi nelle questioni ecclesiastiche. Formidabile lottatore, instancabile missionario, grandissimo Vescovo, sempre vicino ai bisognosi, ai poveri, ai perseguitati. Disprezzato dai nobili, irriso dai fatui, malvisto anche da una parte del clero, che trovava scomodo un Vescovo troppo esigente, resse la diocesi di Tours per 27 anni, in mezzo a contrasti e persecuzioni.
Tormentato con querele e false accuse da un suo prete di nome Brizio, diceva: Se Cristo ha sopportato Giuda, perché non dovrei sopportare Brizio?
Stremato di forze, ammalato, pregava: «Signore, se sono ancora necessario al tuo popolo, non mi rifiuto di soffrire. Altrimenti venga la morte.
Morì nel 397, a Candes, e la sua fama di santità era tale che fu il primo e per molto tempo l'unico patrono della Francia. Ciò spiega la straordinaria diffusione del suo culto e del suo nome, mentre la sua figura sembrava ringiovanire, e da Vescovo logorato e perseguitato ritornava, nella fantasia popolare,
il giovane cavaliere, che in un giorno di primo novembre, divideva il proprio mantello con un povero, rabbrividente, come una foglia ingiallita, al primo vento autunnale. 

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