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Poesia di Nazim Hikmet  
Davanti a un quadro
Davanti a un quadro
Ecco, guardate, occhi, la maestria di Balaban.
Siamo nel mese di maggio
all'alba.
Eccovi la luce,
fresca, animosa, inesorabile, saggia, viva,
e la nuvola a strati giuncata,
e le montagne
azzurrine, ombrose,
e le volpi
che fanno il giro mattutino,
con un'aureola sulle lunghe code
e l'inquietudine sui nasi puntuti.
Ecco, guardate, occhi:
col ventre scavato,
il pelo, irto,
le fauci rosse,
un lupo sulla cima del monte deserto.
Hai mai sentito all'aurora
il furore del lupo affamato?
Ecco guardate, occhi:
le farfalle, le api,
il gironzolare dei pesci.
Questa è la cicogna

appena arrivata dall'Egitto,
e questo il cervo,
un essere d'un altro mondo più bello.
Ecco, guardate, occhi:
l'orso sonnacchioso davanti alla tana...
E tu non volevi
vivere come gli orsi,
pensoso,
annusando la terra,

vicino al miele e alle pere,
nell'oscurità muschiosa,
lontano da voci umane
e dal fuoco?
Ecco, guardate, occhi:
gli scoiattoli e le lepri,
e la lucertola,
e la tartaruga,
e il nostro asino dall'occhio uvaceo.
Ecco l'albero
in pieno splendore,
più di tutti per la sua bellezza
simile all'uomo.
Ecco i prati
ehi! piedi nudi, affondate nell'erba!
Fiuta, naso, fiuta,
questa è la menta,
e questa la santoreggia.
Sprizza, saliva!
Ecco la malva e il ròmice ...
Mani!
premete, toccate, accarezzate,
stringete nel pugno.
Eccoli!
il latte della madre,
il corpo della moglie,
il riso del bimbo,
la terra dissodata...
Ecco, guardate, occhi,
ecco l'uomo,
lui è il padrone
di questi monti e boschi,
di questi uccelli e animali,
ed ecco le sue ciocie,
ecco le toppe alle sue brache,
ecco l'aratro di legno,
ecco il suo bue
con sempre orribili fosse
nei fianchi....

1950
Nazim Hikmet era molto legato alla sua terra e scrisse sempre e soltanto in turco.
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