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Poesia di Nazim Hikmet  
Canto funebre per Mihail Refili

Le foglie della nostra generazione
han cominciato a cadere
I più di noi non vedranno l'inverno.

Credevo d'impazzire, Mihail,
sentendo la notizia...
Che cosa dicevo?
ti ricordi, Mihail?
Ma tu non hai più ricordi
né naso né bocca né occhi
fratello, sei un mucchio d'ossa
a Bakù, nel cimitero...

Che cosa dicevo?
A Mosca, nella nostra casa, di capodanno
ta tavola, vicino all'abete scintillante,
eri come un enorme lucido giocattolo ;
gli occhi brillanti, la testa calva
a tua pancia
rispettabile.
FuorI, una foresta bIanca
di neve si confondeva con la notte.

Ti guardavo e pensavo:

« È allegro come u.na botte
di vino vecchio,
è solido come una botte
di vino vecchio,
morirà molto dopo di me
scriverà
un articolo o una poesia:
Ho conosciuto Nazim a Praga, nel '24..."»

E' vero, Mihail, potevi essere poeta
sei diventato professore
ma non è questo il problema.
Ciò che vive oltre noi, è l'opera
la nostra opera molto buona
o molto cattiva.
Credo che la tua fosse media
e anche la mia.
Perciò non abbiamo il conforto di dirci:
la nostra voce risuonerà
a lungo sotto la volta della vita.
Per me, non è che questo mi affligga:
ho vissuto senza conforto
posso morire senza conforto
proprio come te, Refili!

1958
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