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Poesia di Nazim Hikmet
Alle porte di Madrid 

Non ascoltare le voci delle sfere dell'aldilà,
 né intrecciare nella trama delle righe poesie ermetiche.
né cercare
con pazienza di orafo
rime graziose
e fini espressioni,
stasera, grazie al cielo, io sto più su
di tutto ciò.
Stasera io
sono un cantastorie di strada.
La mia voce è semplice, senza artifici,
e tu
non puoi udire la mia canzone ...
È notte
Nevica.
Tu sei alle porte di Madrid.
Davanti a te hai l'armata dei nemici,
che è venuta per uccidere
tutto ciò che c'è di più bello:
la libertà,
il sogno,
la speranza
e i ragazzi.
E nevica.
E forse,
i tuoi piedi nudi gelano.
Nevica ...
Ed ecco,
in quest'istante
che io penso a te con tutto il mio cuore,
forse
una pallottola spezzerà la tua vita
una ferita che ti sei presa al Nord?
Forse
sei tu quello che per ultimo
sparò nella notte che gli junker
bombardavano Bilbao?
O servivi come bracciante
nelle tenute di un qualche
conte Fernando Valesquero di Cortolon?
O avevi una botteguccia
alla Porta del Sole
e vendevi le frutta dai colori spagnoli?
Forse, non avevi alcun talento,
o forse avevi una bella voce?
O eri uno studente,
un futuro giurista,
e i tuoi libri
sotto i cingoli d'un carro armato italiano
son rimasti
nella città universitaria?
Forse non credevi in Dio,
e forse invece portavi una piccola croce di rame
a un cordino di seta?
Chi sei,
come ti chiami,
quanti anni hai?
Non ho visto la tua faccia,
e non la vedrò.
Forse
essa ricorda le facce di quelli
che batterono le bande di Kolciak in Siberia?
O, in qualche tratto,
tu ricordi coloro
che sono caduti
a Domlupinar?
O somigli a Robespierre?
Non hai udito il mio nome,
e non l'udrai.
Tra noi due, fratello,
ci sono i mari e i monti,
 e le mie maledette catene,
e le prescrizioni
 del comitato di non intervento...
Non posso venire da te,
non posso mandarti di qui
né una cassa di cartucce
né uova
né un paio di calze di lana...
So
che in questo gelo
i tuoi piedi nudi,
là, alle porte di Madrid,
come due bimbi
gelano al vento ...
E so
che tutto ciò che in questo mondo
c'è di grande
e di bello,
tutto ciò che sarà fatto dagli uomini,
tutta la Verità futura
e la Grandezza,
che io aspetto con tanta ansia nel cuore,
tutto questo riluce nei tuoi occhi,
sentinella mia,
stanotte
alle porte di Madrid ...
E so
che oggi non posso,
come non potei ieri
e non potrò domani,
fare nient'altro
che pensare a te
e amarti!
Una amnistia gli concede la libertà vigilata, nell' agosto 1933.
Il fascismo domina l'Italia e la Germania, e anche il regime turco somiglia sempre più al fascismo. 
Nel' 35 Hikmet pubblica un volume di versi d'ispirazione antifascista: Ritratti, e nello stesso anno il poema Un giovane abissino in Italia, dedicato a un ragazzo etiope fucilato dai fascisti; i diplomatici italiani in Turchia protestano per questa pubblicazione, ma l'editore la la uscire egualmente cambiando il titolo in Lettere a Taranta Babù. L'ultimo volume che Hikmet potrà pubblicare nel suo paese è del 1936: Seik Bedrettin destani (Epopea dello sceicco Bedrettìn), dove si narra di una rivolta contadina in Anatolia
che aveva per obiettivo la comunità delle terre, guidata appunto da Bedrettìn, figlio del giudice Simavne, contro il sultano Mehmet çelebi, attorno all'anno 800 dell'Egira (1422); è il solo volume che porti in prima pagina il ritratto di Nazim Hikmet, del pittore Suavi, suo compagno ed amico.
In Spagna si combatte la prima grande battaglia contro il fascismo internazionale. Hikmet scrive lo splendido poemetto, Alle porte di Madrid, che non potrà essere pubblicato, ma ha egualmente una larghissima diffusione:
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