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Natale, Poesie di Natale, Filastrocche di Natale
Poesia di Natale
di Federico Garcia Lorca
Natale sull'Hudson

Quella spugna grigia!
Quel marinaio appena sgozzato.
Quel fiume grande.
Quella brezza dai limiti oscuri.
Quella lama, amore, quella lama.
I quattro marinai stavano lottando con il mondo.
Con il mondo di spigoli che vedono tutti gli occhi.
Con il mondo che non si può percorrere senza cavalli.
Uno, cento, mille marinai
in lotta con il mondo dalle acute velocità,
senza avvedersi del fatto che il mondo
era solo nel cielo.

Il mondo solo nel cielo solo.
Sono le colline di martelli e il trionfo dell'erba folta.
Sono i vivissimi formicai e le monete dentro il fango.
Il mondo solo nel cielo solo
e il vento all'uscita di tutti i villaggi.

Cantava il lombrico il terrore della ruota
e il marinaio sgozzato
cantava all'orso d'acqua che l'avrebbe avvinghiato;
e tutti cantavano alleluia,
alleluia. Cielo deserto.
È la stessa cosa - la stessa! - alleluia.

Ho trascorso tutta la notte sui ponteggi della periferia
a lasciare il mio sangue sulla scagliola dei progetti,
ad aiutare i marinai a raccogliere le vele strappate.
E sto con le mani vuote nel rumore della foce.
Non importa che a ogni minuto
un bimbo nuovo agiti i suoi ramoscelli di vene,
né che il parto della vipera, sfrenato sotto i rami,
plachi la sete di sangue di coloro che guardano la nudità.
Ciò che importa è questo: vuoto. Mondo solo. Sbocco.
Alba no. Favola inerte.
Solo questo: foce.
Oh spugna mia grigia!
Oh collo mio appena sgozzato!
Oh fiume grande mio!
Oh brezza mia dai limiti che non sono miei!
Oh lama del mio amore, oh tagliente lama!

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