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Poesie di Nanni Balestrini via lattea
Poesia di Nanni Balestrini

Apologo dell'evaso

La massima della mia azione difforme,
infausto al popolo il fiume
che al cinema videro spopolare
il delta, i fertilissimi campi
e i più nocivi insetti (chiara
minaccia ai vizi dei governanti!)

Fra i pampini ovunque liberi
Testi poetici
galleggiavano, gonfi - e si fa vano
l'ufficio dello storicò. Ma saremo

a lungo preservati dal morso
del tafano azzurro, da iniezioni
di calciobromo, dall'unghie della zarina?

Lucenti strani corpi
violano il cielo; sbanda
il filo di formiche diagonale

nel cortile riemerso; ancora
il sole sorge dietro
la Punta Campanella incustodita

dai finanzieri corrotti e un argine
ultimo crolla. Lode
a un'estate di foco. S'io fossi

la piccola borghesia colata
nelle piazze fiorite e nei dì
di festa che salvi c'ignora

dalla droga e dalla noia per un po'
d'uva lavata in mare
presso la marcia catapulta; rifugiati

al primo tuono nelle gelaterie - chi fuggirei?
Passato il temporalaccio d'agosto
i graspi giungono a riva

fra i remi ai contrabbandieri salpati
nel novilunio e anzitutto conviene
(usciti dal vico cieco chiamammo

e orme erano ovunque
dell'abominevole uomo delle nevi)
fare l'amore intanto

che sui porti la Via Lattea dilata.
Il Po nasce dal Monviso;
nuvole... ma di ciò, altra volta.

Da I Novissimi. Poesie per gli anni '60


« Nelle poesie di Balestrini contesti diversi, di epoche diverse, sono ritagliati, frantumati e mescolati fino a perdere il significato originario. L'ispirazione muove, di volta in volta, da parole e frasi così trattate e segue la loro tendenza ad aggregarsi secondo linee molteplici di significazione. È chiaro che l'impulso a quest'opera di "montaggio" è il vero contenuto della poesia; esso non sussiste come dato personale, è piuttosto una proiezione di oggetti amorosi, considerazioni di poetica, preoccupazioni esistenziali e storiche, che tende a risolversi interamente nella valenza dei pezzi montati e nel loro dinamismo interno. Non c'è dunque lettura obbligata e il lettore
non ha da proporsi alcuno sforzo esegetico (o enigmistico). Si tratta di entrare nell'ordine aperto dei contesti  (i cui possibili significati si muovono come le lamine di un mobile di Calder) e di far funzionare la macchina. Il lettore si affidi all'accogliente autonomia delle diverse cariche espressive, alle sorprese semantiche e sintattiche, all'incerto uso dei pezzi montati con amorevole confusione. Naturalmente, quello chiamato l'impulso contenuto impone i propri temi. Qui dalla visione iniziale, che cinematograficamente evoca un'alluvione, si prosegue attraverso successive immagini d'acqua e di minaccia fino alla conclusione-rinvio finale.
I versi delle tredici terzine sono tutti di tre piedi o accenti principali. È inutle mettere in rilievo l'evidente atonalismo della struttura metrica di questa poesia ».

Nanni Baiestrini nato nel 1935 a Milano, si è formato all'interno della rivista «Il Verri» di cui è redattore. Vive a Roma legato ad attività editoriali. Ha compiuto esperimenti di poesia visiva e su nastro (presso lo studio di fonologia della RAI nel 1961 e perla Triennale di Architettura di Milano del 1964). Nel 1965 è stato rappresentato alla Scala un suo balletto dal titolo Mutazioni con musiche di Vittorio Fellegara.  Due romanzi sperimentali: Tristano (1966) e Vogliamo tutto (1971). Ha collaborato a «Marcatre », «Il Caffè », «Malebolge », «Invencao ».

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