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Poesie di Mino Maccari
Poesia di Mino Maccari 

A Stracittà

O Stracittà che in tempi andati
con tanta foga combattemmo
dacci notizia dei tuoi risultati
poi che il terreno ti cedemmo
 Morto e sepolto è Strapaese,
i Maghi, i Sogni e le sue Follie,
furono vinti a più riprese
non ebber gloria ma litanie.
Tutti i suoi capi divenner code
pestate in mezzo agli altrui trionfi,
d'onore, fama, plauso e lode
i suoi nemici furon gonfi.
E tu che hai fatto o Stracittade,
tutti questi anni come li hai spesi?
Si deve pur un tributo a chi cade,
ai morti i conti vanno resi.
Alle ruote del tuo carro
non è mancato il grasso né l'unto,
feluca l in testa e lauro al tabarro, 
 t'hanno servito di tutto punto.
Metti dunque le carte in tavola,
facci vedere i tuoi consuntivi,
sarebbe bella a concluder la favola
toccasse ai morti a far da vivi.

Mino Maccari
A Stracittà
Da «Il Selvaggio», 31 marzo 1934
L'avventura di Strapaese era destinata a concludersi in un vano mormorio di disappunto. La sua stessa collocazione organica al Fascismo non le consentiva orizzonti migliori.
Questo non vuoi dire che, pur, nei limiti di un'esperienza 'paesana" e, quindi, provinciale e non europea, «Il Selvaggio» non riuscisse a offrire prove dignitose e piene di aggressività.
La scelta di un linguaggio semplice e cantilenante, l'andamento del verso ritmato come una filastrocca o una baJlàtapDpolare, garantiscono un 'in discutibile piacevolezza al verso "strapaesano". I versi di Maccari, l'animatore del movimento, ben si prestano a esemplificare tutte queste caratteristiche. Sarà, infatti, facile notare la scelta di parole "basse", popolari, si potranno cogliere lajilastrocca, l'aggressività polemica del movimento e la non sopita polemica con Stracittà.